di Massimo Lodi
Militarizzare una città, come chiede la destra a Varese per contenere timori, pericoli, violenze eccetera? Cioè l’esercito schierato nei punti nevralgici, assieme a carabinieri, polizia, guardie urbane, bivacchi di manipoli? Dissuadere uguale prevenire, mostrar greve forza così da fiaccare tentazioni gravi, scegliere la scorciatoia repressiva allo scopo di risolvere il tormento-sicurezza?
Mah e poi -ancora, sempre- mah. Dubbi al proposito son piovuti a grappolo due giorni fa, 22 gennaio, durante la Consulta dei municipi/capoluogo riunita nella sede romana dell’Anci. Sintesi: il problema è a monte, non a valle. Ovvero: bisogna ricostruire, in tanti luoghi urbani, una vivibilità sociale che passa attraverso la politica multiforme. Miglior sanità, miglior welfare, miglior virtus economica, miglior interagire scuole-parrocchie-sindacati-volontariato-associazionismo. Riassunto: miglior attenzione ai malesseri germoglianti nel disinteresse generale. Naturalmente, ultima ma non l’ultima delle noterelle utili, miglior decoro civico: il bello richiama il buono. Il buono si realizza con il tempo. Il tempo lo si trova pianificando lo sviluppo d’un territorio, guarendone con pazienza le ferite, tenendo insieme le esigenze trasversali dei cittadini: dai più giovani ai più vecchi, dai più fortunati ai meno, e ci siamo capiti sul resto.
Dunque guardarsi intorno, guardare avanti. Guardare non al vantaggio d’un momento di vis propagandistica, e invece al beneficio d’una stagione di accettabile convivenza comunitaria. Osservazione banale, e che però i sindaci in carica devono seguitare a ripetere: appena succede qualcosa gli si dà contro senza remissione/riflessione alcuna. È colpa loro e solo loro. Passano in second’ordine fatiche di anni impegnati a rammendare sbreghi diffusi ovunque, deficit strutturali, carenze operative, mancanza di soldi. I soldi, ecco. Per l’incolumità di noi tutti ce ne vorrebbero un mucchio, ma lo Stato rilutta a concederli a sé stesso, perché tocca allo Stato, dunque al governo del momento, garantirci la protezione. Proprio nel convegno capitolino il presidente dell’Anci, Manfredi, ha ricordato: 1) servono, e de corsa, almeno undicimila agenti in più nelle città italiane; 2) aspetta ancora d’essere rifinanziato il Fondo per la sicurezza urbana fermo a 25 milioni di euro; 3) poi giù una fila d’ulteriori dati, che non vale qui ripetere. In sostanza raccontano come sia impossibile alle amministrazioni periferiche affrontare le devianze criminali senza l’aiuto primario dell’autorità centrale.
Perciò. Nessuno discute l’esistere di criticità, pur se bisogna distinguere tra episodio ed episodio, effetto ed effetto, tendenza e tendenza. Nessuno discute che il tenore della vita pubblica sia migliorabile, sapendo effettuare scelte giuste con strumenti adatti. Nessuno discute che l’adeguatezza della prevenzione risulti talvolta deficitaria, nell’epoca in cui il menefreghismo individuale non aiuta l’impegno collettivo. Ma di qui a immaginare/dichiarare che ogni difficoltà sia superabile tramite l’esibizione muscolare di divise mimetiche e armi in pugno, ce ne passa. Ce ne passa un sacco. Si rischia di trasmettere, o no?, un’idea di smarrimento, paura, sfiducia peggiore di quella circolante, inducendo a percepire l’emergenza più acuta di qual è. Meglio indossare la divisa del buonsenso che l’uniforme da guerra.
