di Claudio Ghisalberti
Mario, cosa ci ha detto questa settima tappa del Giro d’Italia che era anche il primo arrivo in salita?
“Abbiamo avuto una serie di informazioni buone, credo. Ayuso e Del Toro sono delle belle cose da vedere, dei giovani così li avessimo anche noi in Italia, sarebbe bello. Però non lamentiamoci, abbiamo visto Pellizzari che si è mosso bene, Tiberi che mi sembra abbia una bella gamba e ha a fianco un uomo di esperienza come Caruso che lo sta pilotando”.
Ho fatto dei calcoli. Ayuso per coprire gli ultimi 2.750 metri con 243 metri di dislivello, pendenza media dell’8,83%, ha impiegato 7’30”. La sua Vam è stata di 1944, la sua velocità media di 22 km/h e la potenza stimata attorno ai 6,9-7 watt/kg. Come interpreti questi dati?
“Sono numeri veramente importanti, questi ragazzi fanno delle cose straordinarie”.
Come vedi Bernal?
“Bernal ha una voglia di riconquistare quella che era la sua posizione di big. Oggi non era neanche tanto una salita per lui, però abbiamo visto che andava a chiudere per provare a vincere. Era una cosa che traspariva dal suo atteggiamento, si respirava. È stato bello vederlo lì davanti, mi ha fatto molto piacere”.
La Bahrain ha fatto il ritmo sulla salita finale, prima della svolta sinistra negli ultimi 2750 metri. Scelta giusta o scelta sbagliata?
“Secondo me è una scelta giusta, perché nel momento in cui vai a prenderti la scena, a prendere la responsabilità, significa che c’è la condizione atletica e una convinzione psicologica nel voler fare. Si capisce che c’è un’attenzione particolare su Tiberi”.
Che cosa pensi di Roglic che ha perso 4 secondi ed è tornato in rosa?
“Roglic secondo me è un personaggio abbastanza particolare. Può essere anche che l’abbia apposta perché a un certo punto sembrava che si fosse staccato e non ci fosse più, poi è arrivato e si è accodato a Del Toro e Bernal. Lui è una mina vagante nel senso che è uno che è difficile da poter inquadrare su una salita così. C’è da dire una cosa però, un indizio. Lui quando c’è da vincere difficilmente si tira indietro, l’abbiamo visto anche in passato. Quindi non so se questa di oggi è stata una una tattica oppure se è stata la condizione”.
Il primo ad attaccare sulle rampe conclusive è stato Ciccone. Come valuti la sua azione?
“Che Ciccone sia in condizione non è un segreto. Però qui ha anticipato troppo. Io avrei atteso ancora un po’, avrei aspettato che la Uae mettesse in difficoltà maggiormente tutti gli avversari. Poi la seconda volta, quando è partito dalla testa del gruppo, è stato davvero un errore. Hai la gamba, aspetta e danne una secca un po’ più vicino all’arrivo, che ne so, ai 500 metri poteva essere il momento giusto”.
Che cosa può fare Ciccone in questo Giro?
“Spero che faccia benissimo e che raggiunga il massimo di sé stesso. Però il passato ci ha sempre fatto vedere un Ciccone che sulla classifica ha poi avuto dei limiti. Speriamo che sia un anno particolare che ci faccia vedere qualcosa di più. Sicuramente è un atleta che può vincere qualche bellissima tappa, questo assolutamente, però anche quella è una situazione un po’ particolare, dovrà allinearsi e dilatarsi un po’ la classifica. Se rimarrà in classifica sarà difficile vincere le tappe”.
Grandi elogi per Pedersen che, in maglia rosa, si è messo a disposizione di Ciccone e ha tirato. Per me è la normalità. Sbaglio?
“Concordo. È la normalità ma in questo ciclismo si vuole rendere tutto straordinario. Io lo trovo sì una bella azione, ma diciamo nell’ottica della normalità”.
