di Claudio Ghisalberti
L’organizzatore, di qualunque gara ciclistica importante non solo del Giro d’Italia, va dove lo porta l’euro. E dove magari lo aiuta la politica. Del resto, lo sappiamo, sono aziende private e devono fare utili. Ma le partenze dall’estero non mi sono mai piaciute. E anche a Mario Cipollini proprio non vanno giù. “Premessa: non ho assolutamente nulla contro l’Albania, il mio è un discorso generale indipendente dal Paese di cui abbiamo visto anche panorami bellissimi. Però sono un po’ dubbioso su questa partenza in Albania. Avrei preferito tre tappe in Italia con sei città italiane a cui poter regalare la magia del Giro d’Italia. Invitare bambini, scuole elementari, scuole medie a far provare le biciclette, far provare qualcosa, inventarsi una dimensione completamente differente per poter ospitare dei bambini per poter far sì che prima o poi ci sia qualche appassionato in più. In Italia bisogna andare a conquistare nuovi ciclisti. Poi ti posso dire un’altra cosa?”
E ci mancherebbe?
“Il Giro d’Italia che parte di venerdì è già un limite se non un errore. Partire dall’estero, poi…”.
Mario è tutto bello, tutto magnifico, ma se il cane che ha attraversato la strada nel finale fosse finito nel gruppo, raccontavamo una tappa differente. Ma al di là di questo episodio, la mia idea personale è che dovrebbe intervenire l’Uci per stabilire una regola. Ipotesi che una corsa può partire dall’estero ogni cinque anni. E con una partenza in Italia, ancora meglio se al sud, il Giro guadagnerebbe molta più passione.
“Claudio, tutte le volte che siamo partiti dall’estero, anche facendo il Giro d’Italia, ti sembra di non correre il Giro d’Italia. Perché tu hai bisogno di sentire l’atmosfera italiana, il pubblico, il rumore, le voci, i dialetti. Quello è gratificante. Il Giro d’Italia è in Italia, basta. Abbiamo un Paese meraviglioso, ancora c’è tanto da scoprire e chi organizza il Giro, se è vero com’è vero che questa corsa è anche storia e cultura, ha la responsabilità di far conoscere alcuni luoghi di questo posto meraviglioso”.
Veniamo alla tappa. Vacek lancia la volata restando giusto sulla mezzeria della strada, Pedersen domina restando lì. Tatticamente una manovra corretta oppure era meglio cercare un lato della strada?
“Normalmente quando si lancia una volata, come dire, un po’ strozzata perché i compagni di squadra di Pedersen erano stati usati nei chilometri precedenti, normalmente si prende una direzione, cioè si sta da una parte in modo che hai la possibilità di controllare tutto un lato della strada. Però siamo onesti: contro chi ha vinto Pedersen? E non dico questo per svilire la sua vittoria, perché vincere è sempre complicato in ogni situazione. Il danese è stato bravo a tenere in salita, ma il gruppo non ha fatto neppure un grande ritmo. Comunque niente da dire, quando vinci hai sempre ragione”.
