di Claudio Ghisalberti
La prima zampata di Re Leone a questo Giro d’Italia la prende Wout Van Aert. “È stata una tappa abbastanza prevedibile – attacca Mario Cipollini, che con 42 tappe vinte è il recordam del Giro – nel senso che la Trek ha fatto il gioco migliore. Cercare di far fuori i velocisti era la cosa giusta da fare.
Però Van Aert non ha ha la condizione fisica di Pedersen e questa è la vera questione della giornata. Nelle sue migliori Van Aert avrebbe potuto passare Pedersen che ha fatto una volata lunghissima presa quasi di testa, dietro solo a un compagno. Viceversa, resistere al ritorno di qualcuno in grande condizione sarebbe stato abbastanza complicato”.
Mario però Van Aert è sempre piazzato. Cambiano gli avversari ma c’è sempre qualcuno più forte di lui. È una questione di condizione fisica o più psicologica?
“Sicuramente quando un atleta come lui non vince gli vengono come dei blocchi. Ti vengono i dubbi e quando hai dubbi in volata è finita. La volata è istinto, libertà, voglia di fare, di vincere”.
Sbaglio o il belga ha fatto anche l’errore di cercare strada sulla destra, verso le transenne, dove era impossibile passare.
“Non aveva lo specchio libero a sinistra perché non ha messo la sua ruota anteriore all’esterno della posteriore di Pedersen che mai avrebbe mollato la sua traiettoria. Devi assolutamente cercare la possibilità di uscire, invece s’è fatto chiudere la strada dallo spagnolo Aular”.
Mario per la sicurezza si parla molto di portare lo spazio neutralizzato dai -3 si -5. Questo per dare anche agio agli uomini di classifica di non rischiare in volata. Invece oggi Carapaz ha chiuso 7°. Come la mettiamo?
“Oggi credo sia stato un finale da prendere un po’ con le molle visto anche l’asfalto estremamente liscio, un po’ polveroso. Alcune cadute sono dovute a questo. E guarda caso c’è finito nel mezzo ancora Landa che è troppo spesso per terra. Io quando lo vedevo scendere in allenamento a Gran Canaria mi chiedevo a ogni curva come potesse restare in piedi, vabbè… ognuno ha le sue tecniche. Però oggi il finale era un po’ convulso, con il gruppo ‘appallato’ all’ultimo chilometro. Ma adesso una domanda la faccio io a te: come hai visto l’azione della Trek con Ciccone che prende il comando”.
Mario penso che Ciccone non punti alla maglia rosa, del resto il suo palmares è abbastanza chiaro: 13 grandi giri, 5 ritiri e 11° posto come miglior risultato in carriera. Cicco punta a qualche vittoria di tappa, magari alla. classifica degli scalatori, quindi ha fatto bene a fare gioco di squadra per Pedersen.
“Lo penso pure io anche se non ha limato nessun serbatoio di energia. Ha fatto un bel numero ma abbastanza corto come sforzo. Però si è visto che a quelle velocità in salita si fa una grande selezione, erano rimasti davvero in pochi davanti. Speriamo sia solo perché alla prima tappa i motori potenti possono essere ancora ingolfati”.
