Lago Maggiore, Regione Lombardia: «Non è stato di crisi». Dagli svizzeri un aiuto

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SESTO CALENDE – Il Lago Maggiore fa registrare livelli distanti solo venti centimetri dal record negativo storico, e la siccità – complici le straordinarie ondate di calore e la scarsità di precipitazioni – preoccupa in tutta la Lombardia. Eppure, al momento, «Non ricorrono le condizioni per dichiarare lo stato di crisi o emergenza». A comunicarlo sono gli assessori regionali Alessandro Beduschi (Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste) e Massimo Sertori (Utilizzo risorsa idrica). Nel frattempo, esclusi ulteriori rilasci dai bacini idroelettrici ticinesi, gli svizzeri hanno individuato una misura temporanea attraverso il Lago di Lugano, nel rispetto delle esigenze idriche del Cantone.

«Situazione critica»

«È importante – spiegano gli assessori tramite una nota – distinguere una situazione di severità idrica elevata dalla sussistenza dei presupposti per dichiarare lo stato di emergenza. Questo, infatti, è riservato a eventi di intensità ed estensione tali da non poter essere fronteggiati con gli strumenti ordinari, e da richiedere interventi straordinari e poteri derogatori». Nel caso specifico del deficit idrico, «la normativa consente di dichiarare preventivamente lo stato di emergenza in base ad analisi che evidenzino la compromissione della disponbilità della risorsa e l’insufficienza degli strumenti ordinari di governo del sistema idrico». Presupposti che, ad oggi, «non ricorrono». Nello specifico, i dati elaborati dall’Osservatorio permanente sugli Utilizzi idrici e dai sistemi regionali di monitoraggio evidenzierebbero una situazione «certamente critica», ma che «non determina un’interruzione generalizzata degli usi civili, agricoli o produttivi».

Deficit idrico del 50%

«Durante la riunione del Tavolo regionale per l’utilizzo in agricoltura della risorsa idrica del 29 luglio – ricordano Beduschi e Sertori – è stato rilevato un deficit idrico regionale pari al 50,8% rispetto alla media storica. Un dato che avvicina la situazione ai livelli registrati nel 2022, anno particolarmente critico. Contestualmente, l’Osservatorio Permanente sugli Utilizzi Idrici del Distretto del Fiume Po ha classificato la situazione complessiva del distretto in condizioni di “Severità Idrica Alta”, il livello più elevato previsto dal sistema nazionale di monitoraggio».

Le conseguenze sull’agricoltura

Nel frattempo, temperature elevate e siccità stanno facendo registrare i loro effetti anche sul comparto agricolo. «Per il momento non registriamo danni diffusi e irreversibili – sottolinea Beduschi – le produzioni presentano situazioni differenti a seconda di territori e colture. Continuiamo a mantenere un’attenzione particolare sulle aree e i comparti maggiormente esposti». Fra questi, il comparto risicolo del Pavese e della Lomellina, fortemente dipendente dal Lago Maggiore e dal sistema Ticino, che «in questa fase presenta condizioni di maggiore sofferenza».
«Il fatto che oggi non ricorrano le condizioni per una dichiarazione dello stato di crisi o emergenza – conclude Sertori – non significa abbassare la guardia, ma continuare a utilizzare in modo coordinato e responsabile tutti gli strumenti ordinari a nostra disposizione. La priorità è garantire l’acqua per gli usi civili, agricoli e produttivi, tutelando al tempo stesso l’ambiente e le comunità locali».

La soluzione svizzera

Nel frattempo l’Organismo bilaterale italo-elvetico si è riunito in via d’urgenza il 10 agosto per esaminare la situazione di criticità idrica del Lago Maggiore e dell’area risicola a valle. Anche il Canton Ticino è confrontato con una situazione di allerta per siccità e con riserve particolarmente basse.
Alla luce di queste condizioni, i tecnici dell’Ufficio cantonale dei corsi d’acqua, in accordo con l’Ufficio federale dell’ambiente, hanno individuato una soluzione temporanea ritenuta sostenibile per il territorio ticinese, pur in una fase di allerta idrica. La misura prevede di aumentare l’erogazione a Ponte Tresa dal Lago di Lugano (Ceresio), dagli attuali 3 m³/s a 8 m³/s. Considerato il collegamento idrografico tra i due laghi, il maggiore deflusso raggiungerà naturalmente il Lago Maggiore. La misura, che comporterà un abbassamento complessivo di circa 10 centimetri del livello del Ceresio, sarà applicata a partire da oggi per i prossimi dieci giorni e attentamente monitorata. Al termine di questo periodo, la situazione sarà nuovamente valutata sulla base dell’evoluzione delle condizioni idriche e compatibilmente con le esigenze del territorio.

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Lago Maggiore siccità livello – MALPENSA24