BUSTO ARSIZIO – «Sono tempi di presunzione e rassegnazione. Ma il popolo che crede compie opere buone». Lo scorso 8 dicembre aveva festeggiato la Madonna in Prato sotto la pioggia, stavolta l’Arcivescovo di Milano Mario Delpini torna a San Michele per celebrare i cent’anni della Chiesa prepositurale. «Una civiltà al declino guarda agli anniversari come ricorrenze per la nostalgia e per guardare indietro. Noi siamo gente che non si rassegna» le parole del capo della Chiesa ambrosiana nell’omelia.
La Messa

La Messa solenne con l’Arcivescovo – officiata insieme al parroco don Giorgio Fantoni e a don Fabio Ercoli – chiude le celebrazioni della festa patronale di San Michele, che hanno visto diverse iniziative, tra cui anche i mercatini degli Ambulanti dell’Insubria domenica scorsa. In prima fila in chiesa, in rappresentanza delle istituzioni, ci sono il consigliere comunale del quartiere Simone Orsi (in fascia tricolore), il neo assessore all’istruzione Chiara Colombo e il consigliere comunale in pectore Francesco Attolini.
L’appello
L’omelia di monsignor Delpini è un inno al futuro, e un invito a non limitarsi a guardare alla ricorrenza con senso di nostalgia: «Compiere cent’anni significa non solo ringraziare per il bene compiuto ma camminare sulle strade di Dio e sentire la bellezza di guardare avanti e capire qual è oggi la missione della Chiesa tra queste case, dove lavoriamo, studiamo e passiamo il tempo libero. Noi non siamo la gente che si rassegna». E così “bacchetta” chi guarda al passato con questo atteggiamento: «Non c’è traccia di entusiasmo, i discorsi sono lamenti, pieni di “si dovrebbe” e “dovrebbero”, c’è un sentimento diffuso di non riuscire, di essere caricati di pesi insostenibili». E ancora: «Si rassegnano all’allontanarsi di molti dalla fede, alla guerra, al fallimento dell’opera educativa, alle forme di dipendenza e schiavitù. Ma noi siamo preparati per ogni opera buona, non per il successo ma per la semina. Possiamo esserne fieri, avere stima di noi stessi. Non conta il risultato, ma la bellezza di fare il bene». Così l’appello «In un contesto dove prevalgono gli individualismi, le divisioni e i conflitti, i discepoli di Dio costruiscono comunità, non considerano nessuno lontano o straniero, cercano la comunione e tessono legami di fraternità».
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