di Massimo Lodi
Marina s’era detta più in sintonia con la sinistra, a proposito di diritti civili. Pier Silvio s’era detto più a favore del moderatismo che della radicalità, a proposito di doveri governativi. Nessuno dei due s’era detto disponibile a scendere in campo in politica, sulle orme di Silvio. Però entrambi sono finanziatori del partito da lui fondato, entrambi ne influenzano le sorti pur non decidendole, entrambi esercitano un manifesto carisma sul mondo azzurro. E dunque se Forza Italia, sull’onda dei successi olimpici dei nostri atleti, si esprime con nettezza a favore d’una revisione della legge di cittadinanza; e prende atto dell’evidente realismo contemporaneo; e non si cura di quanto ciò la distanzi dagli alleati di coalizione; se tutto questo avviene, come avviene, bisogna ritenere che di fatto Marina e Pier Silvio sono in campo. A loro consapevole insaputa.

Certo, il nome Berlusconi non compare nella richiesta d’istituire lo ius scholae, accelerando l’italianizzazione di ragazzi che italiani lo sono nella vita di tutti i giorni e tali vengono considerati dal vero milieu nazionale. Ma è come se vi comparisse. Significa reintrodurre un principio di saggezza/opportunità liberale nel campo dove -assieme a un tot d’altri- lo si era smarrito, ed è sbagliato contestare l’idea al modo di Salvini ovvero affermando che non figura nel programma di legislatura della maggioranza. È nel programma di modernizzazione, sia pure tardiva, della vita sociale e tanto basta. Sarebbe utile prenderne atto, associarsi al progetto nel momento in cui diverrà concreta proposta istituzionale, ignorare i vannaccismi che carezzano opzioni contrarie. Creato un movimento che prende il nome dal suo libro, Il mondo al contrario, ai fedelissimi del generale si attribuiscono intenzioni di dar vita a un partito. E lo facciano, questo partito. E insistano pure a discorrere di etnie, diversità, colori di pelle. Nella consuetudine routinaria trattasi di cose che interessano a nessuno. I problemi sono ben diversi, e comuni, e affrontati con spirito pratico, e guardando al futuro invece che al passato. A Salvini i colonnelli leghisti, affatto vannacciani, lo ripetono sino allo sfinimento. Non ha senso far concorrenza all’ex parà, ha senso essergli alternativi.
Urgono riforme vere. Una di queste, fondamentale, è il riconoscimento della parità di prerogative politiche fra cittadini eguali negli obblighi di studio, lavoro, contributi fiscali, rispetto di qualunque normativa eccetera. Lo ius scholae -e l’optimum sarebbe lo ius soli che peraltro nessuno in Europa ha avuto il coraggio di fotocopiare dalle Americhe- va in simile direzione. Che è quella del progresso, giusto l’orizzonte datosi dal primo Berlusconi in ogni campo dove operò, talvolta riuscendovi tal’altra no. Che i figli ne raccolgano l’eredità non rappresenta una sorpresa. La rappresenta l’ostacolo al suo dispiegarsi. Si aspetta in merito una parola da statista pronunciata dalla presidente del Consiglio: Marina e Pier Silvio hanno offerto a Giorgia un assist importante. Far gol alla retroguardia del pensiero antistorico sembra un gioco, appunto, da ragazzi. Perché tirarsene fuori?
