di Massimo Lodi
Forse Trump ce la farà ad accomodare a uno stesso tavolo ucraini e russi, e intraprendere il processo di pace, e inventarsi un accettabile ordine al confine tra l’Europa dell’Est e l’impero dell’autocrate post-zarista. Se vi riuscisse, gli saranno, gli saremo, tutti grati. Ma Trump rischia d’innescare un’altra, pericolosa/devastante guerra di cifra commerciale.
Il colpo d’ingegno d’elevare i dazi, avviando una sequela di sanzioni e ripicche (perché di ciò si tratta), non potrà che impoverire uno, due, tre, decine di Paesi. E nient’affatto arricchire l’America first. L’idea d’imporre l’estremismo protezionista ha ottime chances d’essere il preludio di futuri conflitti. I quali nascono dalle situazioni di difficoltà. Quando si è costretti a tirare la cinghia, si è poi e di frequente portati a tirare le bombe. La storia testimonia escalation d’un tal genere in molte parti del mondo, in epoche diverse, sotto sistemi di governo i più differenti. Nessuno ha la forza di fermare la debolezza, quando la debolezza si fa avanti a forza.
È strano che la citata banalità non intrighi un tycoon esperto come Trump. I primi a rivoltarsi contro di lui saranno -anzi, cominciano già ad esserlo- proprio quelli che l’han votato. Di fronte a sprofondi delle Borse, annunciati cali di produzione, inevitabili emarginazioni sociali; a un orizzonte insomma/esattamente opposto a quello della mitica golden age, è naturale una rivolta di quanti pensavano d’aver trovato uno che gli alleggerisse la propria condizione. Invece sembra che gliela stia aggravando. Dunque, con amaritudine: i conservatori come i progressisti? La destra come la sinistra? L’uomo della Provvidenza come gli omuncoli dell’imprevidenza?
Questo si chiedono in tanti. Questo si chiede specialmente il ceto medio, oggi diventato micro-medio, causa le ristrettezze imposte dal pianeta globale. E la risposta è sì. Sottovoce, al momento. Ma sì. Ovvero: Trump non trasforma in oro tutto quel che tocca. E invece l’oro viene svalutato da Trump. Ove per oro s’intendono alcune certezze fondanti della vita collettiva, a iniziare da libertà e democrazia, già divenute incertezze.
Le nostre terre rare erano, e rimangono, proprio due semplici/grandi valori come libertà e democrazia. Espropriarli in nome d’un confuso disegno autarchico americano; d’un non meglio precisato disegno di sicurezza occidentale, insidiata da russi e cinesi; d’un burbanzoso disegno di potere oligarchico-imprenditoriale che favorisce (ammesso che li favorisca davvero: vedansi i rovesci subiti da Musk) i pochi a dispetto dei molti; procedere alla citata confisca, implica conseguenze di preoccupazione, timore, sgomento foriere non solo di recessione economica. Ma anche di rescissione del patto di convivenza civile che faticosamente, pur se non ovunque, fin qui ha retto. Eccolo, il disvalore massimo procurato dal trionfo tecno-populista, un beffardo danno agli elettori che l’han promosso. L’autogolden age.
