VARESE – Da dieci capi d’accusa a cinque, per via della prescrizione scattata nel processo per i presunti abusi edilizi e urbanistici al condominio Petra di Lavena Ponte Tresa, in cui sono imputate tredici persone tra committenti delle opere, tecnici di un’impresa edile, dipendenti comunali, l’ex primo cittadino Pietro Roncoroni – che risponde di omissione di atti d’ufficio – e l’attuale sindaco Massimo Mastromarino, accusato di abuso d’ufficio.
La vicenda, già al centro di un’indagine risalente al 2017 e condotta dalla guardia di finanza, è quella della conversione in spazi abitativi del piano seminterrato appartenente alla palazzina affacciata sul lago, in una zona sottoposta a tutela paesaggistica tra via Libertà e via Zanoni.
Contravvenzioni e minacce
La Procura, oltre alle già citate accuse, contestava delle contravvenzioni al Testo unico dell’edilizia e al Codice dei beni culturali e del paesaggio, nonché minacce rivolte ad un condomino per via delle tensioni sorte attorno ai lavori sulle cantine e alle presunte anomalie, che all’epoca dei fatti avevano creato non pochi dissidi tra i diretti interessati, anche a causa di disagi come carenza di aria, infiltrazioni ed elevati consumi energetici, che sarebbero legati ai lavori oggetto del processo. Ma su questi punti, come detto, i giudici del collegio hanno stabilito di non dover più procedere, per via del troppo tempo trascorso.
Gli imputati e la testimone
Si tornerà in aula a febbraio quando toccherà agli imputati, se lo vorranno, fornire la propria versione dei fatti. A parlare, come si è appreso in udienza oggi, 9 novembre, sarà sicuramente il sindaco Mastromarino, che per il pubblico ministero avrebbe favorito il committente delle opere al condominio Petra pur essendo consapevole degli abusi edilizi e delle anomalie nelle procedure. Anomalie definite «pesanti» dall’ex amministratrice Donata Mina, sentita oggi come testimone.
Era stata proprio Mina, già sindaco, vice sindaco, assessore e consigliere di minoranza a segnalare quei problemi nel 2015 dal suo gruppo d’opposizione, di cui faceva parte anche l’attuale primo cittadino. Lo ha ricordato lei stessa davanti ai giudici, aggiungendo poi di essersi stupita per il fatto che «non si fosse intervenuti a risolvere la situazione dopo il nostro esposto».
La posizione dell’ex sindaco
Il fatto di non aver agito è contestato all’ex sindaco Pietro Roncoroni, che per l’accusa avrebbe dovuto emettere un’ordinanza di ripristino dei luoghi sulla base dei pareri negativi di Ats in merito alle condizioni igienico sanitarie degli spazi condominiali. Ma per la difesa Roncoroni all’epoca non era già più in carica e questo aspetto, come è emerso in aula, potrebbe portare i giudici a stabilire la non punibilità dell’imputato.
