Sic transit gloria mundi. La famosa locuzione latina ci torna in mente alla notizia che le ceneri di Umberto Bossi sono state tumulate in un anonimo loculo del cimitero di Cassano Magnago, assieme a quelle dei suoi genitori, Ambrogio e Ida. Così passa la gloria del mondo. Eppure, Bossi ha cambiato la politica e il modo di esercitarla nel nostro Paese, ha imposto un modello e un pensiero che ha conquistato milioni di persone, a un certo punto dominando la scena pubblica soprattutto al Nord. Personaggio che, piaccia oppure no, finirà nei libri di storia.
Ora eccolo lì, in un’urna cineraria depositata quasi clandestinamente in un colombario del suo paese natale, alla presenza dei soli famigliari, come un signor nessuno, senza amici o altri parenti. Scelta da rispettare della moglie Manuela e dei suoi figli, in verità restii a dare pubblicità prima alla malattia che aveva colpito il Senatur, alzando un invalicabile muro protettivo (anche dalle strumentalizzazioni) nella loro spartana casa di Gemonio, poi quasi opponendosi alle celebrazioni funebri a Pontida. Raccontano che soltanto l’autorevolezza del ministro Giancarlo Giorgetti e le insistenze dell’amico di sempre Marco Reguzzoni, li abbiano convinti della necessità di un estremo saluto pubblico.

Una riservatezza quasi proverbiale, in contrasto con l’azione politica di un uomo capace di arringare le folle, di tascinarle con la sua presenza carismatica e, se non carismatica, di inarrivabile forza comunicativa, in un’avventura come quella leghista. Se così non fosse, anche grazie a un lessico più popolano che popolare, Bossi non sarebbe riuscito in una simile impresa politica.
Ci sarà chi avrebbe voluto ben altra sepoltura, più adeguata alla cifra dell’uomo, alla sua storia e all’eredità immateriale che lascia. C’è da credere che molte sezioni delle Lega in futuro porteranno il suo nome e che amministratori comunali e politici vorranno dedicargli vie e piazze. Scontato. Ma il semplice, quasi dimesso loculo del cimitero cassanese invia messaggi subliminali opposti, avverte di radici famigliari che puntavano all’essenziale, al non apparire. Mamma Ida, ricoverata in Cardiologia a Gallarate, vietò di dire chi fosse “per non avere e creare fastidi”, spiegò al primario di allora che fu informato per caso della identità di quella paziente.
Aneddoto che ci pare indicativo di quel modo di essere della gente che “viene dal basso”, come amava ripetere Umberto Bossi nei suoi straripanti comizi. E con la “gente che viene dal basso” sono inumati i suoi resti, confusi tra tanti altri, anche se probabilmente saranno meta del suo popolo che vorrà rendergli visita e omaggio. In una Cassano Magnago che diede i natali al Capo di un movimento che voleva essere rivoluzionario e che è stato trasformato in un’altra entità: in un partito organico al sistema, in opposizione alla straordinaria e un po’ folle utopia delle origini. Segno della finitudine delle cose del mondo. E di tutti noi.
Le ceneri di Umberto Bossi tumulate con i genitori nel cimitero di Cassano Magnago
