Legge elettorale, chi è il furbo e chi il fesso

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Dal Corriere della Sera di mercoledì 15 luglio:

Via libera, da parte dell’Aula della Camera, a scrutinio segreto, con 229 sì, 139 no ed un astenuto, all’emendamento al testo di riforma della legge elettorale, presentato da Fratelli d’Italia, a prima firma del capogruppo di FdI a Montecitorio, Galeazzo Bignami, secondo cui «il candidato nelle liste circoscrizionali presentate ai fini dell’attribuzione del premio di governabilità è tenuto a candidarsi, in una lista presentata nei collegi plurinominali che sia collegata alla lista circoscrizionale in cui è  candidato, in almeno un collegio plurinominale della circoscrizione in cui è presentata la lista circoscrizionale in cui è candidato, in posizione di capolista, ovvero nella posizione immediatamente successiva a quella di capolista, a condizione che nella medesima lista di collegio plurinominale anche il candidato capolista sia candidato nelle liste circoscrizionali presentate ai fini dell’attribuzione del premio di governabilità. Il candidato nelle liste circoscrizionali presentate ai fini dell’attribuzione del premio di governabilità può essere candidato, con il medesimo contrassegno in collegi plurinominali, fino ad un massimo di cinque». Il relatore ed il governo avevano espresso parere favorevole alla proposta di modifica.

Il problema che vorremmo sottolineare non è il contenuto né l’opportunità politica di averla presentata o il pasticcio parlamentare che ne è derivato in merito alla legge elettorale, questioni che stanno tenendo banco, eccome, in questi giorni. Il problema è di sintassi e lessicale: chi ha capito il senso dell’emendamento così com’è scritto?

Vale ciò che disse Indro Montanelli, sommo maestro di tutti noi scriba, a commento di una legge della fine degli anni Settanta, norma che affermava, riprendeva, rimandava, accertava, smentiva, riferiva, incasinava, rilevava e via di questo passo, in un groviglio da far perdere la trebisonda. Testuale dal grande giornalista: “… il compilatore di questa legge cos’è, fesso o furbo? E’ un fesso che non sa esprimere un concetto oppure è un furbo che non vuole esprimerlo e offre tutti i pretesti all’evasione? Questo siamo noi italiani, cittadini della patria del diritto, questi sono i componimenti che ci propinano. Allora, chi sono i furbi e chi i fessi? Sta a voi giudicare”.

Furbi e fessi, Montanelli si rifaceva a una tesi sostenuta da Giuseppe Prezzolini nel “Codice  della vita italiana” appunto sugli italiani e sul loro modo di essere. Noi ci limitiamo a riproporre la domanda: chi fa il furbo e chi è il fesso? Attenzione alla risposta, per non passare per i fessi che andranno a votare, senza aver capito un accidente (eufemismo) della nuova legge elettorale, soltanto perché non ce l’hanno fatta capire.

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