Leghisti varesini a Pontida. Quale Lega (e suggestioni) troveranno

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La provincia di Varese leghista domenica 17 va a Pontida. Lì, sul sacro pratone inventato dal visionario Umberto Bossi, si celebrerà l’avvio ufficiale di una Lega che non è più la Lega, ma un partito sovranista che cerca spazi e consensi a destra della destra. Tant’è vero che per tenerla a battesimo, il Capitano Salvini ha invitato nientemeno che Marine Le Pen, vestale di un’ideologia che in qualche modo, forse anche di più, echeggia regimi nazionalisti se non addirittura qualcos’altro. Per averla con sé sul palco, il segretario federale ha rotto un tabù, che a Pontida voleva soltanto militanti e simpatizzanti in camicia verde.

Ma erano altri tempi, oggi sono stati archiviati riti e colori dell’epoca bossiana: via il verde, via l’acqua del Po, via la Padania, via Roma Ladrona, via tutto quanto faceva spettacolo e, in un certo modo, favoriva suggestioni e illusioni. Si va sul concreto, con l’obiettivo delle elezioni europee della prossima primavera, appuntamento che la Lega vuole onorare con una messe di voti. Guadagnati, caso mai, nel perimetro del centrodestra, sottraendoli agli amici/alleati/avversari di Fratelli d’Italia e Forza Italia. A chi, se no? Per questo punta, in Europa, a mantenere le distanze dal Partito popolare che, a quanto sembra, è intenzionato a confermare l’intesa con i socialisti anche in futuro: la presenza della Le Pen ha anche questo significato, rappresenta un chiaro messaggio; in Italia, la Lega salviniana giocherà molto sull’immigrazione, rispolverando toni pesanti, da pugno di ferro che piace tanto a un’ampia parte dell’elettorato (ricordiamo il 34 per cento alle elezioni di qualche anno fa).

Tornerà alla carica sull’autonomia, rincorsa da sempre seppure con diverse declinazioni, dall’originaria e improbabile secessione al federalismo fino, appunto, all’attuale impegno per l’autonomia differenziata. Decenni di battaglie, slogan, impuntature, confronti, dibattiti senza però alcun risultato. C’è da credere, infine, che Salvini tornerà a riproporre con forza il ponte sullo Stretto, suo cavallo di battaglia al governo come ministro delle Infrastrutture e, guarda caso, tema tutto spostato a Sud.

Ciò che i leghisti varesini troveranno a Pontida è una lega di lotta, movimentista in contrapposizione alla Lega di governo. Proprio come una volta, ma il contesto è molto cambiato, non solo perché Bossi non è più in campo, anzi, è tenuto a distanza perché dissidente rispetto alle posizioni del suo successore. Sono cambiati anche gli interlocutori, gli amici (il generale Vannacci), le aspettative, il contorno politico e, con tutto questo, sono diversi gli scenari. E le tematiche. Per esempio non si parla più, o quasi, della questione settentrionale, vecchio, ineludibile argomento . Non a caso dal logo del partito è scomparsa la parola Nord. Né si sente ripetere lo storico slogan per la Padania libera. Tutto messo nel congelatore, finito. La Lega rimane sovranista, ma ha una nuova identità. Sarà quella vincente?

Tutto questo troveranno i leghisti varesini in trasferta a Pontida. Tutti convinti dalla nuova linea imposta dal Capitano? Mah, i malumori covano in maniera latente, quanto diffusi. Però rimangono sottotraccia: la Lega, diceva il compianto Roberto Maroni, è un partito leninista. Cioè, chi dissente paga pegno. Che, tutto sommato, Pontida non abbia più il significato politico di una volta, lo rimarca Andrea Cassani in una intervista, lui, sindaco di Gallarate e segretario provinciale, salviniano convinto, sembra voler minimizzare: “Il raduno è oggi la festa di una comunità”. La linee, gli indirizzi, gli ordini sono stati dati e presi altrove. A Pontida si va per rimarcare un’appartenenza e perché ai militanti, quelli veri di una volta e non solo, non si possono negare anche le suggestioni.

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