LEGNANO – Anche a Legnano, come in tutte le aree metropolitane italiane, cresce la forbice tra costi abitativi e redditi. E la casa diventa così un problema sempre più complesso per chi non possiede i requisiti per richiedere una casa popolare e non è in grado di affittare un alloggio ai prezzi di mercato, ovvero si trova in quella fascia “grigia” per cui è carente la disponibilità di alloggi. Se nell’ultimo decennio a Milano i prezzi delle case sono cresciuti di oltre il 50% (ma i redditi medi degli operai solo del 9%) e al tempo stesso gli affitti brevi (tra 1 e 3 anni) sono quasi raddoppiati (passando dal 17 al 30%), anche a Legnano si evidenziano dinamiche che indicano una tensione che va monitorata e gestita.
Tre anni di reddito per un appartamento

Secondo le analisi dell’Osservatorio Casa Abbordabile, con il reddito medio annuo cittadino si riesce a comperare tra i 30 e i 50 metri quadri. Come dire che, se si potesse destinare interamente un anno di stipendio alla casa, in 2-3 anni si potrebbe acquistare un appartamento di 100 mq. Insomma, i redditi da lavoro sono sempre più insufficienti per coprire la spesa per la casa. Guardando alle domande di “casa popolare” nell’Ambito dei Comuni del Legnanese, si registra nel 2024 una ripresa delle domande (dopo un periodo di calo) ritornate ampiamente sopra le 400. Aumentano le domande di nuclei monopersonali e la quota dei nuclei familiari con redditi sopra la soglia di indigenza (Isee maggiore di 3.000 euro); mentre la neonata Agenzia dell’Abitare (aperta presso l’Urp di corso Magenta) fa registrare accessi in crescita e domande soprattutto da famiglie con redditi Isee tra i 6.000 e i 20.000 euro.
Soluzioni? Unione di forze e risposte diversificate
Questa condizione di difficoltà nell’accesso al bene casa è stato il tema del convegno di martedì scorso, 25 novembre, nello Spazio 27B di Legnano “Oltre l’housing sociale: percorsi (im)possibili?”, organizzato dall’amministrazione comunale e da Fondazione San Carlo per mettere attorno a un tavolo più soggetti (oltre agli organizzatori Aler, Città Metropolitana, Comune di Milano, Piano sociale di Zona, Azienda So.Le e terzo settore) per capire a quali soluzioni o progetti si stia pensando sul territorio metropolitano e lombardo per affiancare agli alloggi Sap (le cosiddette “case popolari”) e la coabitazione temporanea.

Il messaggio chiave di tutti i relatori è stato unire le forze e creare collaborazioni e sinergie fra tutti gli enti pubblici (Comuni, Regione, Città Metropolitana, Aler, Università, Demanio, Asst, Fondazioni ospedaliere ecc.) sia per rimettere in moto il (vasto) patrimonio immobiliare inutilizzato, sia per progettare e realizzare soluzioni abitative che rispondano alle nuove esigenze di abitazione e che possano anche coinvolgere partner privati (enti del terzo settore e non solo).
Il “modello” Spazio 27B
In quest’ottica Massimo Bricocoli (nella foto in alto), professore del dipartimento di Architettura e studi urbani del Politecnico di Milano, ha sottolineato il carattere innovativo dell’intervento che ha dato vita proprio allo Spazio 27B, dove un bene comunale è stato rigenerato con fondi veicolati da Città Metropolitana creando un polo gestito da Fondazione San Carlo e Coop Intrecci: lo spazio non offre solo alloggi temporanei a studenti, lavoratori e persone con un bisogno temporaneo di casa, ma un mix di funzioni, per la socialità (Spazio Incontro Canazza e Terzo Tempo Bistrot), culturali (Biblioteca), formative (Its Incom) per il quartiere e la città. Quanto accaduto a Legnano, che risulta essere un unicum nell’ambito milanese, ha sottolineato Bricocoli, può diventare un modello replicabile per altri immobili pubblici inutilizzati: a Legnano e altrove.
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