Toia: «Sul Consiglio Radice fa melina». Brumana: «Dalla giunta una sceneggiata»

abbandono giunta legnano

LEGNANO – “Giallo” sulla convocazione del prossimo consiglio comunale di Legnano, l’ultimo prima delle elezioni di maggio. Dopo l’uscita dall’aula di giunta e consiglieri di maggioranza nella seduta di mercoledì scorso, 8 aprile (nella foto, l’abbandono della vicesindaco Pavan e del sindaco Radice) le opposizioni puntano il dito sull’atteggiamento della maggioranza. Di seguito, le posizioni espresse oggi, lunedì 13, dalla candidata sindaco Carolina Toia e dal capogruppo del Movimento dei Cittadini Franco Brumana.

La candidata sindaco: «Subito una data»

Dopo le mie dichiarazioni e gli annunci sui giornali, è tornato il silenzio. Il timore, purtroppo, è sempre lo stesso: che si stia cercando di tirare in lungo per evitare di discutere i temi caldi prima delle elezioni. Credo sia ora di tornate “all’attacco” sulla gestione dei lavori del consiglio comunale.

A seguito delle recenti denunce da parte mia, il sindaco aveva garantito che il Consiglio si sarebbe tenuto e che sarebbero state discusse anche le interrogazioni definite “scomode”. Tuttavia, a quasi una settimana da quelle parole e dopo l’annullamento della seduta del 14 aprile, non è pervenuta alcuna comunicazione ufficiale ai consiglieri. Prendiamo atto delle buone intenzioni dichiarate dal sindaco, ma i fatti dicono altro. A breve i cittadini di Legnano saranno chiamati alle urne e il sospetto che questa paralisi sia una strategia per “scavallare” l’appuntamento elettorale senza rispondere alle nostre interrogazioni è fortissimo. La democrazia non può essere messa in pausa per convenienza politica.

Il rinvio sistematico di questioni cruciali rappresenta una mancanza di rispetto verso l’elettorato. Non vorremmo che il “faremo” del sindaco si trasformasse in un “mai”. Le interrogazioni che abbiamo presentato toccano nervi scoperti dell’amministrazione: è questo il vero motivo del ritardo? Chiediamo una data certa e immediata. I legnanesi hanno il diritto di sapere come è stata amministrata la città prima di tornare al voto, non dopo. Non accetterò ulteriori tatticismi: il confronto deve avvenire in aula, alla luce del sole e prima che la parola passi definitivamente ai cittadini.

Io attendo fiduciosa, sindaco e presidente Silvestri. E con me tutta la città.

Carolina Toia

Il capogruppo: «Stop a interrogazioni e mozioni scomode»

All’ultimo consiglio comunale il sindaco inaspettatamente durante l’intervento della consigliera Laffusa ha dato segni di intemperanza poco consoni alla sua figura istituzionale, con risate di scherno e con gesti plateali di ironici applausi. L’intervento della consigliera aveva assunto toni aspri, ma in altre simili occasioni non avevano suscitato queste reazioni. Poi il sindaco ha preso la parola e ha annunciato che la giunta usciva dalla seduta. Subito dopo tutti i consiglieri di maggioranza hanno seguito il sindaco e gli assessori e hanno abbandonato l’aula. Il presidente del consiglio ha constatato la mancanza del numero legale ed ha chiuso subito la seduta. Con una comunicazione successiva ha revocato la prossima seduta del 14 aprile adducendo ragioni giuridiche del tutto infondate. Avrebbe potuto aggiornare semplicemente la seduta alla data del 14 come prevede il quarto comma dell’art 48 del regolamento del Consiglio.

Questa concatenazione di eventi era oltremodo strana ed è subito apparsa, a chi conosceva le astuzie del sindaco, preordinata a bloccare la discussione di interrogazioni e di mozioni imbarazzanti, che avrebbero intaccato l’immagine del sindaco in prossimità delle elezioni. Il sindaco poi ha dichiarato che sarà convocata un’altra riunione del Consiglio. Si è ben guardato dal riferire che come dispone l’art 38 del Testo unico degli enti locali i consigli comunali, dopo la pubblicazione del decreto di indizione dei comizi elettorali, debbono limitarsi ad adottare gli atti urgenti e improrogabili. Questo decreto del prefetto risale al 6 marzo 2026 e prevedeva esplicitamente che doveva essere pubblicato il 9 aprile.

Quindi il sindaco sapeva che per evitare la discussione di temi imbarazzanti (e fra questi anche le mozioni sulle speculazioni edilizie previste nel progetto della Manifattura, presentato dal Comune senza alcun confronto in Consiglio o in commissione) occorreva fissare la seduta del Consiglio il più tardi possibile e prevedere la sua continuazione su questi argomenti dopo il 9 aprile. Con furbizia ha taciuto sulla pubblicazione del decreto, ha esibito indignazione e ha fatto uscire dal Consiglio la maggioranza. I legnanesi ancora una volta sono stati presi in giro.

Franco Brumana

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