Il sottosegretario Molteni a Legnano: «Nel decreto sicurezza norme di buon senso»

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LEGNANO – «Del decreto sicurezza tanti ne parlano, ma pochi lo hanno letto e ne hanno colto la ratio. Si tratta di norme di buon senso che aiutano gli operatori delle forze dell’ordine ad agire in serenità sempre nel rispetto delle regole, chi sbaglia deve pagare. Altro che incostituzionale, criminale, disumano e ancora criminogeno, antidemocratico, punitivo… È uno strumento che garantisce soprattutto le fasce di cittadini più deboli. E ne sono fieramente orgoglioso». Il sottosegretario di Stato al ministero dell’Interno Nicola Molteni ha illustrato così il provvedimento del governo ieri sera, lunedì 5 maggio, a Legnano alla scuola di formazione politica della Lega nella gremita Sala Pagani di Palazzo Leone da Perego (nella foto). Con lui, introdotti dal segretario provinciale del Ticino Alessio Zanzottera, il magistrato presso il ministero della Giustizia Alberto Dones e il deputato Fabrizio Cecchetti, segretario di presidenza della Camera e membro della commissione Difesa.

«Per troppi anni – ha osservato Molteni – la sicurezza è stata considerata un costo. Per me sono investimenti, fondamentali perché incidono sulla vita delle persone, delle comunità, sui diritti di spostarsi e di vivere serenamente nella propria abitazione come in un luogo pubblico. Non è mai un costo e sulla sicurezza non ci può essere un approccio ideologico o di propaganda ma solo pragmatico, di orizzonti».

Tre obiettivi fondamentali

Alla platea il sottosegretario ha spiegato «le soluzioni messe in campo come governo e come Lega sul tema della sicurezza, cui è legato il tema dell’immigrazione irregolare che nei nostri territori incide molto negativamente sul primo. Il decreto sicurezza è un pacchetto di provvedimenti che riguardano tanti ambiti, dal contrasto al terrorismo alla prevenzione del fondamentalismo islamico, dalla lotta alla criminalità organizzata alla sicurezza urbana, con misure di prevenzione nei confronti di soggetti socialmente pericolosi». Tre gli scopi principali: ampliare le garanzie costituzionali a beneficio degli operatori delle forze di polizia; tutelare le categorie più fragili; affrontare alcuni fenomeni criminali che incidono pesantemente sulla sensazione di sicurezza dei cittadini.

Il primo viene perseguito con due strumenti: la tutela legale economica, portando da 5 a 10 mila euro la cosiddetta anticipazione a carico dell’operatore di polizia indagato per la sua condotta in servizio, e per cinque e non più tre gradi di giudizio, quindi fino a un massimo di 50 mila euro (in caso di condanna, lo Stato esercita la rivalsa); e la possibilità di utilizzare bodycam sulle divise e sulle auto di servizio collegate con la centrale operativa «che sono strumento di verità, di trasparenza, di giustizia e anche di deterrenza ad esempio nelle manifestazioni pubbliche, laddove possono trasformarsi in guerriglia urbana». Poi, l’aumento delle pene per reati quali minacce e resistenza a pubblico ufficiale, lesioni e aggressione nei confronti degli operatori. «Nel 2024 – ha ricordato Molteni – in Italia sono stati feriti in servizio 273 poliziotti», con un aumento del 127,5% rispetto al 2023.

«Così tuteliamo i più deboli»

Sugli altri obiettivi del decreto, il sottosegretario del ministro Piantedosi ha sottolineato che «la sicurezza è un valore da garantire ai cittadini, perché la sicurezza è libertà. Dobbiamo garantire protezione sociale ai più deboli, ai più bisognosi, agli ultimi, come gli anziani. Per questo abbiamo inasprite le pene per le occupazioni abusive delle abitazioni e accelerato le procedure per restituirle a chi ne ha diritto, come le abbiamo inasprite per il blocco stradale, che penalizza i lavoratori, mentre le donna incinte o con figlio piccolo arrestate saranno rimesse a una valutazione dell’autorità giudiziaria, che potrà decidere se far scontare la pena in un istituto di custodia cautelare attenuata, senza che tornino sistematicamente a delinquere come avviene oggi: ci sono soggetti che hanno accumulato decine di condanne per decine di anni di reclusione, senza mai andare in prigione».

Inasprite anche le norme sull’accattonaggio molesto «perché dietro di esso c’è un vero e proprio “racket della mano tesa” che lucra utilizzando soggetti vulnerabili come i minori» e rafforzato il Daspo, «nato per gli stadi e poi esteso in altri ambiti territoriali, con misure amministrative disposte dal questore anche senza una condanna – vedi il “Daspo Willy” introdotto dalla sinistra nel 2020 – perché si valuta la pericolosità sociale di un soggetto».

«Ma quale “percezione”, sono crimini e vanno puniti»

Molteni ha quindi avuto da ridire con chi parla di “percezione” di insicurezza. «Ma quale percezione o “microcriminalità”, tutto quello che incide sulla vita, la libertà, la sicurezza di un cittadino e di una comunità non può essere percepito, è un crimine e va sanzionato, dai furti allo spaccio fino al fenomeno della criminalità giovanile e delle baby gang, recrudescenza di bullismo e maleducazione. Gli omicidi commessi da minori sono triplicati in un anno e aumentano le condotte criminali con l’uso di coltello anche di giovanissimi, e non sempre provenienti da famiglie disagiate. Da parte loro c’è una mercificazione della condotta criminale e un’autocelebrazione di tale condotta attraverso la divulgazione del proprio operato sui social. È un fenomeno in crescita soprattutto al Nord e che ha fra le cause l’immigrazione di seconda generazione: da qui nasce il fenomeno dei “maranza” dopo anni di politiche di apertura delle frontiere. L’integrazione va fatta a condizione che avvenga su piccoli numeri e attraverso il lavoro, il rispetto delle regole e l’incontro di volontà tra immigrato e lo Stato che lo accoglie.

«L’immigrazione fuori controllo, di massa, non gestita – ha incalzato Nicola Molteni – crea sfruttamento, “invisibili” e delinquenza. Il 34% dei reati commessi in Italia sono di stranieri, addirittura il 47% dei furti, laddove gli stranieri sono il 9% della popolazione. Delle 60.000 persone in carcere, un terzo sono stranieri. A Milano, sono commessi da stranieri oltre l’80% dei reati predatori. Ora le cose stanno migliorando, nel 2024 gli sbarchi sono calati del 58%, anche se il record minimo di appena 5.000 arrivi in un anno si toccò con Salvini ministro dell’Interno, implementando le politiche di espulsione, anche con i Cpr, e gli accordi con i Paesi di provenienza».

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