LEGNANO – Nell’urna del Palio di Legnano è eletta trionfatrice la Contrada Sant’Erasmo (nelle foto, di Giovanni Muroni). Dopo la Provaccia, fa sua anche la Croce di Ariberto da Intimiano nell’anno dell’850° anniversario della Battaglia, in una calda giornata infilata tra i due turni delle elezioni amministrative e davanti a uno stadio al solito pieno come un uovo (in tribuna, fra le autorità, il ministro Giorgetti).
Prima della corsa, la prima con cavalli mezzosangue a Legnano e fra le più belle ed emozionanti di sempre nella finale, l’animata e sempre affascinante sfilata delle otto Contrade, seguita dal maestoso ingresso al campo del Carroccio trainato da sei buoi monumentali e da una colorata – i costumi erano nuovi – e trascinante Compagnia della Morte guidata da Giuseppe Mauro nei panni di Alberto da Giussano. Dopo l’inno nazionale eseguito dagli alunni della scuola primaria De Amicis e della secondaria Bonvesin de la Riva in magliette verdi, bianche e rosse, il supremo magistrato Lorenzo Radice ha estratto le batterie.
Prima batteria di ferro, seconda col “derby”
Alla faccia degli apparentamenti, ne sono uscite, nella prima, una di ferro con tanto di sfida “in famiglia” formata dalla Flora, rappresentata da Federico Arri detto Ares sul cavallo Wacanda, San Magno con Dino Pes detto Velluto su Abracadabra, San Martino con Carlo Sanna detto Brigante su Selvaggio da Clodia e Legnarello con Antonio Siri detto Amsicora su Lupin da Clodia, fratello di Selvaggio. Seconda batteria col “derby” tra San Domenico (fantino Giovanni Atzeni detto Tittia su Anacleto) e Sant’Erasmo (con Valter Pusceddu detto Bighino su Dubbio), oltre al vincitore del 2025 Giuseppe Zedde detto Gingillo su Ayo de Sedini per Sant’Ambrogio e a Gavino Sanna su El Rey per San Bernardino.

Nella prima eliminatoria (nella foto sopra), dopo una partenza falsa, San Magno si mostra il più ordinato al canapo, mentre gli altri temporeggiano. Alla partenza Pes è in testa, si fa scavalcare da Sanna ma riprende subito la posizione per tenerla fino in fondo, proprio sul… Velluto. Il gruppo rimane serrato fino al terzo giro, quando Arri sbaglia l’uscita dalla curva dell’arrivo e si stacca. Nello sprint finale, testa a testa tra Siri e Carlo Sanna, fra i favoriti della vigilia, che per pochi centimetri si fa bruciare il secondo posto che vale la finale.
Nella seconda “semifinale” il mossiere Andrea Calamassi ha il suo daffare nell’allineare i cavalli regolarmente e dà per buona la decima partenza dopo che è successo di tutto: Zedde ha ritardato fino all’ultimo il posizionamento, Calamassi ha ordinato un controllo veterinario alla quinta partenza falsa e richiamato ufficialmente Zedde e Sanna, mentre Pusceddu è scivolato dal cavallo proprio sul canapo. Nella sospirata batteria, lo stesso Pusceddu parte in testa e non la molla più; alle sue spalle Sanna, anche lui favorito come il suo omonimo, tenta la rimonta su Zedde dall’esterno e quasi ci riesce, ma finisce eliminato al pari di Atzeni.
Capolavoro di Bighino all’ultimo giro

«Portaci, portaci, portaci la Croce» cantano dalla tribuna di Sant’Erasmo, con Legnarello che risponde a tono. Nella splendida finale fra Legnarello, Sant’Ambrogio, San Magno e Sant’Erasmo (nell’ordine di partenza) i fantini – Zedde più di tutti – riprendono la loro guerra di nervi e posizionamenti errati. Dopo altre quattro false partenze, Legnarello perde l’attimo, Zedde va davanti a Pes e Pusceddu, ma questo non si dà per vinto e all’ultimo giro rimonta prima una e poi due posizioni, con un grande sorpasso che lo porta al traguardo davanti a Zedde, Siri e Pes. Per Bighino è la quarta vittoria al Palio di Legnano: l’ultima fu nel 2022 con San Magno.
Nell’albo d’oro della manifestazione la contrada biancoazzurra si porta in testa a quota 14 vittorie, davanti a tutte le altre.
