Il Palio di Legnano, Bossi e l’Albertùn

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Legnano, il monumento di Alberto da Giussano

Nei giorni del Palio di Legnano, a 850 anni tondi tondi dalla storica battaglia contro il Barbarossa, ci viene facile pensare a Umberto Bossi, recentemente scomparso, che per la sua straordinaria avventura politica si ispirò alla Lega dei Comuni lombardi che si allearono nel 1176 per cacciare l’imperatore Federico l’usurpatore. “Quale simbolo è più adatto dell’Albertùn, la grande statua di Alberto da Giussano che campeggia nella piazza di Legnano?” raccontò un giorno il Senatur a chi gli domandava come nacque il logo del movimento, allora padano.

C’è però un’altra verità, come svela Gian Antonio Stella nel suo “Dio Po”: più prosaicamente Bossi prese a modello il  marchietto delle biciclette Legnano. Fosse vero, si finisce per dissacrare il mito dell’epico condottiero dello squadrone della morte, guarnigione di cavalieri a difesa del Carroccio, annualmente evocata durante i preliminari scenografici della gara equestre tra le otto contrade cittadine.

L’evento paliesco è il momento di maggior visibilità della città, unica con Roma, ad essere citata nell’Inno nazionale: “Dall’Alpi alla Sicilia, dovunque è Legnano”. Un chiaro omaggio di Mameli ai valori di unità e di libertà rappresentati dalla Lega dei Comuni. Che ogni fine di maggio (il 29 è il giorno della battaglia) si rinnovano tra folclore, ricostruzioni storiche, competizione allo stadio Mari trasformato per l’occasione nella casalinga riproposizione della senese Piazza del Campo.

Ma guai a peccare di complesso di inferiorità: Legnano vive la sua rievocazione storica con una partecipazione unica, un entusiasmo riconosciuto per una cittadina che perpetua una lunga tradizione. E, soprattutto, evoca un momento di grande importanza, lontano nel tempo eppure così vicino, tanto da riattualizzarlo coi costumi, la sfilata per le vie cittadine, l’impegno a trasmettere gli stessi valori attraverso la memoria collettiva di una antica ritualità. Tra storia e leggenda. Sì, perché c’è chi mette in dubbio l’esistenza stessa di Alberto da Giussano: “Il condottiero è un’invenzione di due secoli dopo la battaglia” fa notare il Corriere della Sera di alcuni giorni fa. Un personaggio immaginario, possibile?

E’ invece possibile che gli eserciti si scontrino in quel di Busto Arsizio, a ridosso dell’attuale quartiere di Borsano. Circostanza, sostiene chi la sa lunga, verificata dagli storici. Ma a 850 anni di distanza bisognerebbe non farci caso e prendere per buono quanto si afferma  per definizione acclarata. Infatti, la Fondazione Palio, in occasione dell’anniversario si è presentata al Quirinale offrendo al Presidente Mattarella un bassorilievo con la scritta “Dovunque è Legnano”. Altro che Busto Arsizio.

Niente e nessuno può oggi rimettere in discussione i punti fermi di una storia che ha attraversato i secoli, sublimando in una gara equestre e, prima ancora, in versione istituzionale nella Festa, ogni 29 maggio, della Lombardia. Poi, si sa, c’è sempre chi è pronto a denigrare, a rivedere, a ricostruire, con fini per nulla commendevoli. Nel tempo dell’Intelligenza Artificiale, delle difficoltà di distinguere il vero dal falso, sono punti fermi capaci di resistere nei decenni per riproporre ogni anno un momento eroico che ci aiuta a capire da dove veniamo. Così, per riuscire quanto meno a intuire il futuro.

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