LEGNANO – Terza edizione del “Premio Marco Minesi-La forza della vita” ieri sera, venerdì 24 ottobre, a Legnano. Nella cornice della sala Giare di Villa Jucker la Famiglia Legnanese ha celebrato il riconoscimento istituito nel 2021 in memoria di Marco Minesi, portato via dal Covid nell’aprile 2020. Sessantasei anni, Minesi era agente capo procuratore del Gruppo Reale Mutua e, nel 1980, aveva fondato l’agenzia che porta il suo nome e che, con la sede nelle Gallerie Cantoni e gli uffici di Busto Arsizio e di Rho, è una delle agenzie di punta del Gruppo Reale Mutua, nonché prezioso riferimento per il mondo dell’imprenditoria dell’Alto Milanese. Il professionista era molto conosciuto e stimato in città anche per la sua generosità e la costante azione di benefattore.
Il premio, che viene assegnato ogni due anni ed è stato istituito dalla Famiglia Legnanese e dai famigliari di Marco (dalla moglie Claudia Capoferri e dai figli Gianmarco e Gianpaolo), vuole essere un riconoscimento verso chi ogni giorno si impegna a sostegno della comunità e sa trasformare le sfide in opportunità.
Realtà sociale variegata e consolidata
Destinataria, in questa edizione, è stata la cooperativa sociale La Mano, che ha sede a Legnano in via Dell’Acqua e ha come obiettivo l’inserimento lavorativo di persone fragili e disabili, ritenendo che il lavoro sia uno strumento fondamentale per l’inclusione e la dignità. Col tempo, la cooperativa è diventata un punto di riferimento per gli Enti locali, che si rivolgono ad essa per attivare tirocini formativi e programmi di inclusione sociale. La cooperativa offre inoltre agli studenti l’opportunità di svolgere percorsi di alternanza scuola-lavoro.
L’attività della cooperativa si esplica in vari settori: assemblaggio, tipografia, legatoria, bottega e sartoria, cinque come le dita di una mano. L’assemblaggio si occupa di confezionare, etichettare o montare piccoli pezzi. La tipografia stampa volumi e fascicoli per enti pubblici, privati e aziende oltre che biglietti da visita, brochure e tesi di laurea. La legatoria, che spesso lavora in tandem con la tipografia, svolge il restauro dei libri e il lavoro di rilegatura, fascicolatura e cucitura a mano di volumi. E poi c’è la bottega, che dispone di prodotti alimentari di qualità provenienti da piccole attività agricole marchigiane, umbre e del territorio circostante e tratta anche prodotti provenienti dall’economia carceraria. Infine la sartoria che, grazie al riutilizzo di stoffe e pellami di pregio donati da aziende di moda del territorio, realizza capi d’abbigliamento su misura, accessori e molte altre commesse sartoriali.
Un legame speciale con le Marche
A ritirare il premio è stata la presidente Amabilia “Mabi” Capocasa (nella foto in alto) che ha ringraziato la famiglia Minesi, il presidente della Famiglia Legnanese Gianfranco Bononi e tutto il direttivo per questo riconoscimento, che va a valorizzare e a sostenere il lavoro di tutti i suoi ragazzi. Il premio consiste in un contributo economico e in un’opera d’arte intitolata “Il sole e il cedro” dello scultore Nicola Gagliardi, scomparso lo scorso gennaio.
Le origini marchigiane di Mabi Capocasa sono state lo spunto per una cena a base di prodotti marchigiani, arrivati appositamente freschi dalla regione. Alla serata – onorata dalla presenza del presidente della Fondazione Sant’Erasmo Alberto Fedeli, del prevosto monsignor Angelo Cairati, del presidente della Fondazione Famiglia Legnanese Giuseppe Colombo, del vicepresidente della Fondazione Palio Alberto Romanò e dell’assessore Lorena Fedeli – hanno partecipato anche Anna Maria Monaldi del Consorzio Cerere Picena, Massimiliano Eusebi, presidente della Cooperativa Agricola Vitivinicola Valdaso e Roberto Ferretti, ideatore del progetto “Le Marche in Valigia”, che hanno intrattenuto i presenti raccontando le tradizioni e i sapori della loro terra.
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