Legnano, Veltroni alla Tosi per i deportati del ’44: «C’è il rischio di nuove dittature»

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LEGNANO – «Quelle persone agirono col coraggio della coscienza, magari non mettendo in conto l’esito drammatico cui sarebbero andate incontro. In quel giorno da incubo furono fermati in 92, che rifiutarono di dire a se stessi che l’unico modo di rivoltarsi a una dittatura sia voltarsi dall’altra parte». È un passaggio dell’intervento di Walter Veltroni, già parlamentare e ministro, oggi, martedì 27 gennaio, alla Franco Tosi di Legnano per l’annuale commemorazione dei dipendenti dell’azienda che il 5 gennaio 1944 furono deportati nel lager nazista di Mauthausen senza fare più ritorno (nelle foto).

«Non lasciamo ai nostri figli un mondo in guerra»

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Parlando a braccio nell’82° anniversario della deportazione, Veltroni si è rivolto innanzitutto ai giovani presenti: «Parliamo purtroppo di qualcosa davanti a noi e che rischia di essere il nostro futuro. Ci siamo abituati a considerare la libertà come qualcosa di fisiologico e una condizione quasi naturale. Mio padre, che era nato nel 1918, pensava che fosse naturale la dittatura… In realtà democrazia e libertà sono eccezioni nella storia umana, fatta prevalentemente di dittature e di odio; ci siamo arrivati attraverso un percorso molto faticoso e pericoloso. La libertà e la democrazia non sono scontati, la cerimonia di questa giornata non è solo un omaggio doveroso, oggi deve suonare la sveglia perché c’è un nuovo allarme».

Nel suo discorso, l’ex segretario del Pd ha citato alcuni ricordi personali e fatto molti riferimenti all’attualità internazionale, dall’Ucraina a Gaza, in particolare agli Usa e agli agenti dell’Ice, che ha definito «squadroni della morte. Lì – ha proseguito – si è varcata ogni soglia di umanità. Vedere quelle divise mi fa venire i brividi: come diavolo si può vestirsi come le SS, come si fa ad alludere espressamente a quelli e a sfilare con la croce uncinata?». Poi, riferendosi a Trump: «Se qualcuno degli autocrati di oggi è stato eletto, vuol dire che sta succedendo qualcosa nella società e che si stanno perdendo i valori fondamentali. Non dobbiamo consegnare ai nostri figli e ai nostri nipoti un mondo in guerra. Non prendete tutto questo per retorica o una celebrazione: non stiamo celebrando, stiamo ricordando e parlando dell’oggi, non di 80 anni fa. Si può essere di destra o di sinistra, quello che si vuole, ma bisogna amare la libertà e la democrazia. È finito il tempo dell’indifferenza, del farsi spettatori, di fronte a quello che sta succedendo nel mondo abbiamo di nuovo il dovere di riprendere nelle nostre mani il nostro destino e quello delle generazioni che verranno».

Radice: «Siate differenti, non indifferenti»

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Erano presenti sindaci e altri amministratori del territorio, Rsu, le sezioni locali dell’Anpi e gli studenti di alcune scuole cittadine: la media Dante Alighieri, l’Isis Bernocchi, il liceo Galilei (nella foto sotto) e lo IAL.

«La memoria fa di noi persone diverse – ha detto dal palco il sindaco di Legnano Radice (sotto) – è la nostra carta d’identità di persone inserite in una comunità, in cui costruire una società che non ripeta gli errori del passato. Per gli antichi greci la memoria era così preziosa da essere rappresentata come una dea: grazie ad essa, possiamo creare conoscenza e bellezza. Non è un caso che i totalitarismi di ogni tempo hanno sempre visto come nemici i libri, cioè lo strumento che trasmette la memoria: cancellarla significa avere campo libero e cominciare a scrivere una nuova storia, priva di ogni riferimento. Così, anche le più colossali bugie diventano verità».

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A proposito della “città della memoria” perseguita nel suo mandato, Radice ha spiegato: «Intitoliamo tanti luoghi della città perché ci parlino ancora della sua storia e dei suoi protagonisti», ricordando le prossime intitolazioni di un giardino a Giovanni Novara, prima vittima del fascismo in città, e della sala consigliare a Giacomo Matteotti. «Luoghi come link per cliccare e conoscere una storia – ha ripreso rivolgendosi ai ragazzi – Cominciamo a essere differenti, non indifferenti».

Anche gli studenti sul palco

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«Oggi ricordiamo la Resistenza fatta da persone comuni, pronte a lottare per un’idea di giustizia» ha detto uno degli studenti di terza media (sopra), che hanno anche letto una lettera di una giovane della Resistenza europea condannate a morte dai nazisti.

legnano francotosi giornata memoriaUno studente dell’Isis Bernocchi (a lato) ha esordito ricordando l’esperienza vissuta con alcuni compagni di scuola del pellegrinaggio nelle “fabbriche della morte”: «C’è un prima e un dopo aver visto quei luoghi, qualcosa dentro di te cambia».

Hanno quindi preso la parola due studenti del liceo Galileo Galilei, che hanno sottolineato come la parola “ricordare” deriva dal latino re-cordis, “riportare al cuore”.

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