BUSTO ARSIZIO – «Assoluto rispetto per il lavoro svolto dagli inquirenti ai quali abbiamo garantito fin da subito la massima collaborazione nel corso delle attività investigative su fatti risalenti al 2022». L’Asst commenta la notizia sul rinvio a giudizio di due suoi dipendenti, diffusa oggi, martedì 27 gennaio dalla Gdf con un comunicato stampa, precisando come l’Azienda si sia subito costitutiva parte civile essendo «parte lesa in questa bruttissima vicenda» nata da «condotte personali» e «del tutto estranee ai valori e alle procedure organizzative dell’Asst che da sempre opera nel rispetto della trasparenza, della legalità e della tutela dell’interesse pubblico».
Le accuse
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, i due indagati, un tecnico sanitario e un medico neurologo, avrebbero contattato i pazienti, regolarmente prenotati tramite il Centro Unico Prenotazioni, comunicando la presunta indisponibilità del medico neurologo nella data e nell’orario stabiliti per la visita in regime di libera professione intramoenia (procedura che consente ai medici di effettuare visite ed esami all’interno delle strutture pubbliche, versando una quota per coprire i costi pubblici).
Le visite in nero
Contemporaneamente i due avrebbero proposto agli stessi pazienti di posticipare l’appuntamento e di eseguire la visita in forma “privata”, negli ospedali della provincia o a domicilio, con pagamento in contanti e senza rilascio di fattura. il meccanismo attuato dai dipendenti infedeli avrebbe consentito, nell’arco di oltre due anni, centinaia di visite. Nel corso delle indagini è emerso inoltre che uno degli indagati, in diverse occasioni, avrebbe attestato falsamente la propria presenza in servizio pur non essendo effettivamente sul luogo di lavoro consegnando il proprio badge al collega che provvedeva a timbrare al suo posto.
Il tecnico si è dimesso
L’Asst Valle Olona precisa inoltre che il tecnico di neurofisiologia «ha rassegnato le proprie dimissioni nel corso del 2024 e che l’Azienda ha incassato gli importi relativi al reato di peculato».
