«Noi, abitanti dell’ultima via di Legnano, in festa per l’arrivo dell’asfalto»

legnano villacortese periferie

LEGNANOPubblichiamo, con l’autorizzazione dell’autrice, questo post comparso sul profilo social di una cittadina legnanese che vive al confine con Villa Cortese e che l’ha accompagnato con il disegno qui sopra.

Al confine di tutto

Io vivo in una via al confine. Una di quelle vie che stanno tra Legnano e Villa Cortese. E come spesso succede a chi vive al confine, siamo un po’ figli di tutti ma in realtà non siamo mai figli di nessuno. Un po’ figli di un dio minore.

Quando dico dove abito qualcuno mi risponde sempre: «Ma lì è Villa Cortese!». E io ogni volta devo spiegare: «No, in realtà no. Ci sono ancora tre vie che appartengono a Legnano». Anche se poi, a essere sinceri, per tante cose si finisce per vivere più Villa Cortese che Legnano. È più vicina, più comoda, più a misura.

Mi ricordo quando i miei bambini erano piccoli. Portarli a scuola voleva dire attraversare mezzo mondo, tutta la SP12 per raggiungere la prima scuola elementare di Legnano, mentre a quattro passi da casa c’era quella di Villa Cortese. Ma noi eravamo di Legnano. Quindi si andava li.

L’illusione di vivere a misura d’uomo

Qualcuno mi chiede perché tanti anni fa ho scelto di vivere in periferia. Perché allora la periferia aveva ancora il sapore del verde. Mi ricordo i prati immensi fuori dalla finestra, il silenzio, la sensazione di avere spazio. È durata poco.

Dopo un paio d’anni è arrivato un piccolo palazzo e oggi il caffè del mattino quasi lo prendi con la vicina di fronte senza uscire di casa. Però, a pensarci bene, anche questa è socialità. Così la nostra via è diventata una via come tante: case, traffico, parcheggi che non bastano mai. Solo che noi abbiamo sempre avuto quella sensazione di essere… oltre. Oltre San Paolo. Oltre la zona industriale. Oltre tutto.

E quando vivi al confine càpita anche questo: che ogni tanto sembra che nessuno si ricordi di te. Qualcuno pensa che sia territorio dell’altro comune, qualcun altro dà per scontato che se ne occupi qualcun altro. Anni fa qualcuno aveva anche proposto: «Ma perché non ci facciamo accorpare a Villa Cortese?». Un po’ per provocazione, un po’ perché ci sentivamo più vicini, più di famiglia. Ma i territori non si cedono facilmente. Quindi la risposta è stata: «Voi restate di Legnano».

Dimenticati da tutti. Finché un giorno…

E così, per fugare ogni dubbio, sotto il cartello c’è scritto: Via Eritrea, Comune di Legnano. Però siamo talmente di confine che, per esempio, la fibra ottica è arrivata perché l’hanno portata a Villa Cortese e già che passavano hanno allungato il cavo anche da noi. E la benedizione natalizia la fa il prete di Villa Cortese. D’altronde chi glielo fa fare al prete di San Paolo di attraversare tutta la Sp12? E poi è successa una cosa.

Una mattina sono arrivati i camion per rifare l’asfalto. Una cosa normale, direte. Per noi no. Per noi è stato quasi un evento, non era mai successo. Perché qui ci conosciamo tutti. Abbiamo il controllo del vicinato spontaneo. Sappiamo chi è Tizio, chi è Caio. Se c’è qualcosa di strano lo scriviamo in chat. Ci diamo una mano. Insomma, nel tempo abbiamo costruito una piccola comunità. E quando abbiamo visto le macchine e gli operai stendere l’asfalto è stato quasi un momento di festa.

La vicina ha preparato il caffè. Sono comparse le torte. Mancavano solo i tavolini e una spaghettata collettiva. Abbiamo portato l’acqua, ringraziato tutti. Ed è stato bello. Perché quando pensi di essere periferia, quando pensi di essere figlio di un dio minore, poi basta poco per sentirti ricordato. E qualcuno oggi, ridendo ma non troppo, l’ha detto: «Bisognerebbe fare più campagne elettorali…».

Marinella Saitta

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