di Massimo Lodi
Un viaggio popolare, è il significato di fede. Un viaggio antipopulista, è il significato politico. Weekend lungo del Papa in Francia, da venerdì 25 a lunedì 28 settembre. Visite a Parigi, Lourdes, Metz. Parigi, l’incontro fisico/simbolico con l’universo delle banlieue multietniche. Lourdes, la partecipazione a ogni planetaria sofferenza. Metz, l’apprezzamento dell’Europa che fa sistema. Parigi: la megalopoli abitata da milioni d’immigrati, certo un problema e però una risorsa. Lourdes: il luogo di patimento carità preghiera sollievo. Ai malati specialmente, ai fragili estensivamente. Metz: l’omaggio a Schuman, fondatore dell’Ue con al fianco Adenauer/De Gasperi, l’istituzione così svillaneggiata oggi, così visionaria ieri.
Leone XIV derubrica il valore dell’aspetto politico, sottolinea la valenza del timbro religioso. Ovvio distinguo, ovvia cautela. Tuttavia il momento è tale da elevare di rango il primo significato avvicinandolo al secondo. Nell’Europa dei sonnacchiosi, litigiosi, paurosi qualche parola forte capace d’irrobustire pericolose debolezze ci vorrebbe. Ci vuole. E il pronostico racconta d’un pontefice bendisposto a spenderla. Usando toni soft, lanciando un messaggio strong. Del resto il pensiero di ferro protetto da traduzioni in velluto è ormai l’assodato stigma di questo pastore cui viene naturale ammantare di garbo i graffi. Ne sa qualcosa il connazionale Trump, che ha creduto di poter essere bullo nella Roma vaticana senza prevedere quale dannoso rimbalzo avrebbe investito l’America First.
Il no alle differenze, il sì al buonsenso. Il no alle emarginazioni, il sì all’inclusione. Il no alle protervie, il sì all’armonia. La linea agostiniana declinata dalla dottrina al pragmatismo, dalla preghiera silenziosa al chiasso della governabilità, è un sottaciuto must del successore di Bergoglio. Le si potrebbe dar per titolo Accoglienza. Con ciò intendendo l’accogliere il meglio di sé stessi e renderlo disponibile agli altri: vale invocando l’aiuto celeste nella meditazione che valorizza la fraternità, vale invocando le resipiscenza umana nell’impasse che vieta di chiudere irrisolti conflitti. In illo uno unum, siamo una cosa sola nel Cristo, recita il motto pontificale.
L’unità, ecco (1). Nella diversità che arricchisce, alternativa alla diversità che spacca. L’unità propedeutica alla pace, e deterrente delle guerre. Mantra laico, colomba cristiana. In fondo un messaggio semplice, pur se di complicata diffusione. Testimonianza di quanto sia indispensabile valorizzare il tesoro umano nel frangente storico che pare scacciarlo come moneta cattiva, lasciando prevalere la no golden card del superficialismo, dell’artifizio, delle relazioni impersonali. Quasi della robotizzazione dell’anima.
L’anima, ecco (2). Svalutata nell’intimo significato e lì lì per diventare parola irrilevante anziché parola che dà rilevanza a tutto. Dal Prevost francese ci si attende la dichiarazione dei diritti dell’anima. Un rivoluzionario salmo nel futuro, la più coraggiosa delle grandeur.
