Giancarlo Giorgetti l’ha chiamata “la fanteria”. E la fanteria, cioè i militanti della Lega, ha riconfermato a larga maggioranza (286 voti contro 132) Andrea Cassani segretario provinciale del “nuovo” partito federale. Il congresso di Albizzate si è dunque chiuso con un risultato in parte scontato, che però non risolve i contrasti interni, benché coloro che si sono alternati negli interventi della mattinata abbiano provato ad escludere divisioni, addossando colpe ai “soliti giornalisti che raccontano balle”. Per dirla in un altro modo, “frondisti e lealisti”, cioè ribelli e fedelissimi di Matteo Salvini, sono una percezione della stampa. E se Cassani sottolinea come nella fase pre-congressuale ci sia stato chi si è mosso contro di lui, “anche con le offese personali” , non c’è da preoccuparsi, è (sarebbe) soltanto un fatto marginale, non il sintomo di un palese disagio. Mah.
Non è il caso di insistere su questo aspetto anche perché la netta vittoria del sindaco di Gallarate, che resta alla guida della Lega provinciale, è già una risposta positiva, numerica e di contenuti, alla linea nordista rappresentata dallo stesso Cassani. Il quale rinnova la sua stima al Capitano, ma ribadisce la necessità di una correzione di merito dell’attuale politica della Lega. Nulla di nuovo sotto il sole padano? La sezione di Varese invia un messaggio chiaro al vertice del partito confermato dal recente congresso di Milano: non siamo al vostro fianco. Per lo meno non ci allineiamo sic et simpliciter alla deriva nazionale imposta dall’alto: per noi, il core business della ditta, rimane l’attenzione alla Lombardia e, più in generale, al Nord.
Da qui non si scappa. La fanteria ha votato e si è democraticamente espressa. Salvini è chiamato a tenerne conto. Ma c’è modo e modo di prenderne atto, magari lavorando sull’isolamento della sezione di Varese, un lavorio già in atto sebbene sottotraccia. Non è un mistero che via Bellerio abbia pensato seriamente di fermare il congresso varesino, così come è accaduto per Bergamo e Brescia, altre due sezioni frondiste, ma non ha fatto in tempo: la macchina organizzativa dell’assise di Albizzate era oramai troppo avanti. Forse non a caso.
Isolamento, dicevamo. Sarebbe più corretto definirla centralità perduta, e nemmeno da oggi. Varese, Gallarate, Busto Arsizio, Saronno sono state considerate a lungo la culla del movimento, epoca bossiana, una vita fa. A Varese faceva riferimento tutta la politica italiana. Ma oggi? Attilio Fontana è tra i capi della fronda, è presidente della Regione ma, a questo punto, nel partito sembra finito all’angolo. Giancarlo Giorgetti rimane il super ministro del governo Meloni, conta parecchio nelle decisioni economiche a Palazzo Chigi, ma la sua prudenza attorno alla legge di bilancio fa storcere il naso a chi, nella Lega, lo vorrebbe su una posizione più movimentista, di una Lega di lotta e non solo di governo. Poi, Giorgetti, a volte è una sfinge, dice, non dice, sta alla larga dalle polemiche. Appunto, con prudenza tutta ministeriale.
E allora? Alle viste ci sono le elezioni amministrative, dove saranno chiamate alle urne le città principali del territorio. Cassani avrà mano libera per trattare con gli alleati del centrodestra? Via Bellerio lo lascerà fare, ipotizzando che si muoverà per privilegiare nelle candidature chi lo ha sostenuto al congresso a discapito dei salviniani? E lui, Cassani, terrà fede alla promessa del “volemoce bene” dichiarata ad Albizzate? Non ci sembrano domande peregrine a fronte di uno scenario dentro il quale domina l’ala bossiana, forte della maggioranza dei consensi locali ma debole rispetto a una centralità che non ha più e che potrebbe finire per condizionare in modo negativo un partito in debito di consensi, proprio nella provincia da dove tutto è cominciato.
