L’impresa estrema di Bolognini in Iran: primo italiano sul Damavand senza tende

Micheal Bolognini nel Deserto del Lut, l'ultima delle tre fasi della sua impresa estrema in Iran

BUSTO ARSIZIO – La nuova impresa dell’esploratore Michael Bolognini, bustocco di adozione: tre ambienti estremi in 22 giorni, senza tenda. È il primo italiano nella storia dell’Iran a raggiungere la vetta del Monte Damavand (un vulcano attivo di 5.670 metri) in una stagione ad alto rischio e il primo al mondo a farlo senza strutture o tende. «Ho scoperto che la vera esplorazione è superare i confini del mondo e quelli dentro di noi» le sue parole. Nei mesi scorsi era stato nell’Islanda più selvaggia con la bandiera di Busto Arsizio.

L’impresa

Ventidue giorni tra montagne, giungle, canyon e il deserto più caldo del pianeta. Il bustocco d’adozione Michael Bolognini, esploratore estremo e guida professionista, è rientrato da una spedizione in Iran che definire impegnativa sarebbe riduttivo. Tre fasi consecutive, tutte affrontate senza tenda e con l’attrezzatura essenziale, che gli sono valse una serie di “prime assolute” riconosciute a livello internazionale. «Ho vissuto 22 giorni nella loro natura incontaminata – racconta Bolognini – sette giorni senza utilizzare una tenda o strutture, solo con l’attrezzatura essenziale, realizzando i miei rifugi. Poi quattro giorni per scalare il Damavand e quattro per attraversare parte del Deserto del Lut, sempre senza tenda e solo con un sacco a pelo».

La prima settimana

La spedizione, parte del progetto “7 Days Extreme Essential”, si è aperta con una settimana in totale autonomia nelle montagne iraniane, tra giungle montane, zone rocciose sopra i 3.000 metri e canyon aridi spazzati dal vento. Qui il team di Micheal Bolognini (con lui c’erano Matin Tootazehi, detto “Matin Bushcraft” e Hassan “Lion Killer”) ha costruito ripari di fortuna: un tarp teso tra gli alberi, un rifugio ricavato da un tronco spaccato, una grotta naturale e, per le ultime notti, il cielo aperto come unica protezione. Un’immersione totale in ambienti dove non mancano tracce di orso del Belucistan, impronte di leopardo persiano e lupi neri. Ma non è mancato un forno per la pizza, costruito in pietra e argilla.

La scalata del Damavand

La seconda fase, dopo due giorni di riposo a Teheran, è quella che ha proiettato Bolognini nella storia dell’alpinismo iraniano: la scalata del Monte Damavand, 5.670 metri, il vulcano attivo più alto del Medio Oriente. Fuori stagione, con bufere e temperature percepite di 30 gradi sotto zero, l’esploratore ha bivaccato sopra i 4.000 metri solo con il sacco a pelo, accompagnato da due guide obbligatorie (l’esperto Beiti oltre a Matin). Risultato: primo italiano nella storia dell’Iran a raggiungere la vetta in una stagione ad alto rischio, senza utilizzare strutture o tende. «E una prima mondiale per modalità estreme di scalata – aggiunge Micheal Bolognini – anche Reinhold Messner tentò un’ascesa in condizioni simili ma fu costretto a ritirarsi a causa di una bufera analoga».

Il deserto del Lut

Un primato che introduce la terza e ultima tappa: il Deserto del Lut, riconosciuto come il luogo più caldo del pianeta. Qui Bolognini ha camminato e dormito in autonomia, tra dune alte 300 metri e formazioni rocciose che sembrano scolpite per un film di fantascienza. In pochi giorni è passato dai –30°C del Damavand ai +40°C costanti del Lut, stabilendo un’altra prima mondiale: nessuno prima aveva vissuto tre ambienti tanto estremi, consecutivamente, senza l’uso di attrezzature particolari. Per l’avventuriero di Busto Arsizio è stato «un messaggio universale di cooperazione tra culture e popoli lontani, dimostrando che l’esplorazione può diventare un linguaggio di fratellanza.. Nel silenzio delle montagne e nel vento del deserto ho scoperto che la vera esplorazione è superare i confini del mondo e quelli dentro di noi». Adesso lo sguardo è già oltre: Patagonia 2026 e Tanzania 2026 sono le prossime tappe di un percorso che continua a spingere sempre un po’ più in là i limiti dell’avventura e dell’essere umano.

Micheal Bolognini, sfida estrema “Into the Wild” in Islanda. Con la bandiera di Busto Arsizio

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