Lisa Molteni rompe col Patto per il Nord: «A Somma trescano con Fratelli d’Italia»

La scritta al contrario nel selfie di Lisa Molteni è stata premonitrice: hanno preso strade diverse

SOMMA LOMBARDO – “Il paese è piccolo e la gente mormora”, diceva Giorgio Faletti ai tempi del Drive in, quando interpretava un giovane discolo di Passerano Mormorito. Ma oggi, sabato 25 ottobre, siamo a Somma Lombardo, dove questa mattina, sotto un gazebo lungo il Sempione è stato sancito un sostegno elettorale tra Somma Sì e il Patto per il Nord. E qualcuno ha sussurrato cose che non sono avvenute. Mormorii.

Chi ha mormorato?

E cosa c’entra il mormorio? C’entra… c’entra. Il gazebo è ancora in corso quando Lisa Molteni, tra le fondatrici del Patto e passionaria nordista e federalista sgancia una nota ufficiale di addio con anche un riferimento al gazebo sommese. «Me ne vado – dice al telefono – perché dal Patto ai patti che non fanno parte del mio modo di fare politica il passo è breve. A Somma c’è chi ha deciso (Paolo Grimoldi oggi era presente, ndr) di sostenere Alberto Nervo. Non solo. Mi devono spiegare cosa ci faceva la Scidurlo a quel gazebo. Hanno forse già deciso di fare un patto con Fratelli d’Italia e di mettere in atto un arrocco con il centrodestra allargato? Facciano loro. Non io». Ciao ciao.

Nel cinema a sua insaputa

Ora, dire se Manuela Scidurlo, Fratelli d’Italia Somma e tutta l’area di Nervo stiano dialogando in ottica elettorale non ci è dato saperlo. Quello che possiamo testimoniare (perché presenti) è che l’esponente del partito di Giorgia Meloni si è fermata al gazebo solo per attender il marito che stava facendo una commissione a dieci metri di distanza. Quel che però fa specie è quanto la notizia di una presenza “non federalista, non autonomista” sia volata nell’etere ben lontano da Somma Lombardo, risultando la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Rumors, infatti, dicono che da tempo ci sono frizioni tra Molteni e una parte del Patto. Frizioni che oggi sono detonate.

Chi sta al Patto a Somma?

Detto ciò, anche il Patto per il Nord non è scevro da tensioni e divisioni. Altro che federalismo. La prova? Nella (relativamente) piccola Somma Lombardo, ad esempio, non si capisce chi rappresenta il Pinamonte da Vimercate. Alberto Nervo, bossiano, federalista, autonomista, leghista di un un leghismo che non c’è più, oppure quell’Alberto Barcaro che ha tenuto sotto traccia la sua adesione al Patto?

Bella domanda. Che abbiamo rivolto a Paolo Grimoldi quando è arrivato al Gazebo di Somma. «Alberto Barcaro è un tesserato (non dice referente) e noi ci stiamo strutturando anche a livello provinciale. Il prossimo segretario qui nel Varesotto sarà Sergio Tozzi. E poi, il 15 e 16 novembre a Treviglio faremo il primo congresso federale».

A Grimoldi chiediamo anche di Lisa Molteni. Lui glissa con eleganza. Lei, nemmeno un’ora dopo, va giù con la mannaia e saluta la compagnia.

La nota di Lisa Molteni

Etica, coerenza e libertà: quando la politica smette di essere la casa del pensiero e diventa solo un palco per ambizioni personali.

Dopo un anno di lavoro intenso, onesto e sincero, sento il dovere politico e morale di chiarire la mia posizione.

Il progetto guidato da Paolo Grimoldi e dal suo vice Jonny Crosio non rappresenta più quella visione che inizialmente avevo deciso di condividere: un progetto nato per restituire voce ai territori, e oggi ridotto a una struttura autoreferenziale, dominata da logiche di vertice e da decisioni calate dall’alto.

Il cosiddetto “congresso” che si sta preparando non è un congresso nel senso autentico del termine.
Non ci sarà alcuna votazione libera, nessuna reale partecipazione democratica.
Si parlerà di “padri fondatori”, ma di fatto le decisioni sono già prese, in spregio a qualunque confronto e senza il coinvolgimento di chi ha lavorato concretamente sui territori.
Segretari e vice vengono nominati e non eletti, spesso nemmeno radicati nei propri comuni di appartenenza.

Tutto si riduce a slogan, a frasi fatte, a un contenitore politico che mira — lo si intuisce chiaramente — soltanto a raggiungere un modesto risultato elettorale utile a negoziare un arrocco a livello nazionale.
Non è questa la politica che sogno.
Non è questa la mia casa.
E certamente non è questa l’alternativa credibile a una Lega ormai degenerata nella logica del “premiare chi si allinea e non chi lavora”.

Io resto dove sono sempre stata: dalla parte di chi lavora per i territori, di chi difende le autonomie e di chi crede ancora in uno Stato federale autentico, fatto di responsabilità, libertà e competenza.

Quando si cerca di delegittimare chi lavora davvero, quando si sostituisce la sostanza con la rappresentazione, quando si trasforma un progetto politico in un’operazione di pubbliche relazioni o di autocelebrazione personale, allora quello è già l’inizio della fine.

Per etica e per coerenza, scelgo di fare un passo indietro.
Non accetto compromessi, che mi sono già stati offerti, non accetto regie occulte, non accetto l’idea che la politica sia un mezzo per costruire carriere personali anziché destini collettivi.

Il mio impegno continuerà, come sempre, a fianco di chi non ha paura di pensare, parlare e agire in libertà, per il Nord, per i territori, e per un’Italia finalmente federale e meritocratica.

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