Sorprenderci? Ma neanche: Umberto Bossi che rompe il silenzio elettorale e, a urne aperte, annuncia di votare Forza Italia e il suo ex delfino Maro Reguzzoni è l’esito di una situazione di forte disagio del fondatore della Lega rispetto alla politica del suo successore, Matteo Salvini. Lo si sapeva da tempo che il Senatur era pronto allo strappo, in disaccordo con una linea che ha di fatto sconfessato gli ideali delle origini, cambiando il partito, anzi, snaturandolo.
Abbandonata la questione settentrionale, punto di riferimento imprescindibile dei leghisti “duri e puri”, Salvini ha imposto una rotta che, oltre a imprimere una forte connotazione di destra, ben oltre Giorgia Meloni, ha cambiato i termini ideologici di un movimento nato con altre prospettive per la sua azione politica. Vero, alle ultime Europee, la “nuova” Lega è cresciuta fino al 30 per cento dei consensi, ma da lì in poi la discesa è stata repentina. E oggi si batte alle urne per non farsi sorpassare da Forza Italia con una percentuale sotto il 10 per cento.
Al di là di tutto ciò, Umberto Bossi e coloro che gli sono rimasti fedeli non hanno mai accettato che finisse all’angolo la spinta autonomista. Non a caso, al grido “la Lega è stata tradita”, è nato il Comitato Nord proprio in contrapposizione a Salvini. Non a caso Bossi ha disertato la festa a Varese, nell’aprile scorso, quando si festeggiavano i quarant’anni dalla fondazione del movimento. Ora arriva la stoccata, che se non è definitiva rappresenta una clamorosa presa di distanza, una cesura chiara, netta, probabilmente insanabile: “Votate Forza Italia e Marco Reguzzoni” fa sapere il Senatur a mezzo stampa ponendo in essere l’eventualità di una scissione prossima ventura. D’accordo, Bossi ha sempre sostenuto che “la Lega è una”, che mai avrebbe voltato le spalle alla sua creatura politica, nonostante Salvini, nonostante Vannacci, nonostante gli ammiccamenti alla Le Pen e ai gruppi tedeschi della destra estrema.
Ma a tutto c’è un limite, evidentemente. Così, a votazioni in corso, irrompe l’endorsement a Reguzzoni, che spariglia. Marco Reguzzoni, accasatosi come indipendente nelle liste dei berlusconiani dopo un lungo periodo di assenza dalla politica e al termine di una carriera nella Lega che lo aveva portato fino al vertice del gruppo parlamentare a Montecitorio. Marco Reguzzoni, che gioisce al “regalo” del suo padre putativo. E ne ha di ragioni, lui che aveva sbattuto la porta una quindicina di anni fa, primo contestatore della Lega post-bossiana.
Bisogna ora capire quali saranno le conseguenze dentro il partito, quali gli effetti dello strappo. Molto dipenderà dal risultato di queste Europee, molto dalla volontà di Salvini di assorbire il colpo, molto dalle decisioni che prenderà il Comitato Nord, dentro il quale c’è chi spinge per la scissione, a partire dalle sezioni del Veneto. Insomma, la partita è apertissima e prevede altri clamorosi colpi di scena. Giorgia Meloni e Antonio Tajani si accomodano in poltrona e preparano i popcorn.
