VARESE – Con il congelamento dei ristorni frontalieri per la sola Lombardia – annunciato questa mattina, martedì 30 giugno, dal Consiglio di Stato elvetico – «a pagare saranno principalmente i Comuni di frontiera delle province di Varese e Como». A dirlo è il senatore varesino Alessandro Alfieri, capogruppo del Pd in Commissione Esteri e Difesa a Palazzo Madama. «Grazie all’ottusità e al dilettantismo dei governi di destra a Roma e in Lombardia, saranno colpiti quei Comuni che stanno già pagando l’assurdo taglio dei ristorni operato dal governo, che ha deciso di togliere 39 milioni a a loro dovuti per darli alle Regioni».
Il consigliere comunale di Luino, Furio Artoni, che sulla questione frontalieri sta lavorando da tempo, seppur spesso inascoltato, ribadisce la posizione espressa più volte negli ultimi mesi: «Quando si introduce una tassa che la Confederazione stessa, tramite perizia indipendente, bolla come violazione di un accordo internazionale, non bisogna chiamare un sismografo per sapere che prima o poi la terra trema. Basta un calendario». E anche Artoni, sulla stessa linea di Alfieri, chiede l’abolizione della tassa salute, «prima che il conto presentato dai nostri vicini elvetici diventi più di una sospensione cautelativa, ma una separazione consensuale. In fondo, se c’è una cosa che gli svizzeri ci hanno sempre insegnato, è che la puntualità non è una virtù: è un avvertimento».
Alfieri: «Ritirare la tassa»
«Spiace dirlo – sottolinea Alfieri – ma avevamo ragione noi. Più volte abbiamo detto al governo di centrodestra che la tassa sulla salute sui lavoratori frontalieri era un errore, che rappresentava profili di incostituzionalità ed era contro la normativa prevista dall’accordo sulla nuova fiscalità fra Italia e Svizzera. Ed ecco puntale la rappresaglia del Canton Ticino». Una «rappresaglia» nella forma del congelamento dei ristori alla sola Lombardia. «Non al Piemonte, invece, che ha già detto di non voler applicare la tassa voluta da Meloni e Giorgetti», evidenzia Alfieri. «Davanti all’evidenza, che avevamo più volte denunciato come Partito Democratico insieme ai sindacati dei lavoratori frontalieri, Giorgetti e Fontana si fermino: ritirino la tassa sulla salute e restituiscano i ristorni ai Comuni di frontiera».
Artoni, la ghigliottina e l’arte tutta italiana di nascondersi
Di seguito il messaggio integrale diffuso da Artoni.
C’è una specialità nazionale che gli italiani coltivano con più dedizione del calcio e più costanza della pizza. Stamattina Bellinzona ha bloccato cinquanta milioni di franchi di ristorni, e in molte redazioni — incluse quelle che fino a ieri liquidavano la faccenda come folklore cantonale — si è consumato il consueto rito dello sbigottimento collettivo. Come se un cantone alpino, notoriamente avaro di sorprese e generoso di puntualità, avesse improvvisamente deciso di giocare a dadi col proprio bilancio. Non è successo nulla del genere. È successo, semplicemente, quello che era scritto.
Lo scrivo senza vanità, lo avevo detto a febbraio, parlando di una bomba dietro una manciata di spiccioli. Lo avevo detto a maggio, quando citavo Zali e la sua frase sui rapporti “ai minimi storici” — espressione che, tradotta dal galateo elvetico al dialetto della concretezza, significa: Fioe sti attent se scherza mia. E lo ripeto oggi: quando si introduce una tassa che la Confederazione stessa, tramite perizia indipendente, bolla come violazione di un accordo internazionale, non bisogna chiamare un sismografo per sapere che prima o poi la terra trema. Basta un calendario.
La tassa sulla salute nasce dall’idea, tutta romana, che si possa strappare un accordo bilaterale con la stessa leggerezza con cui si straccia un biglietto della lotteria scaduto. Si dimentica un dettaglio non secondario: dall’altra parte del confine non ci sono burocrati distratti, ma un Cantone che i conti li fa con la pignoleria di chi non solo ha un ottimo cioccolato ma ha anche gli orologi di pregio. Bellinzona ha aspettato, ha avvertito, ha commissionato perizie, ha tenuto aperte “tutte le piste”, come si conviene a chi preferisce il fioretto alla sciabola. Poi, visto che a Roma il fioretto veniva scambiato per resa, ha tirato fuori la sciabola. Cinquanta milioni di franchi di sciabola.
E ora, puntuali come le “utili” adunate del 25 aprile, arrivano i Comuni di confine a contare i danni. Luino in testa, naturalmente, perché i territori di frontiera hanno questo privilegio raro: pagano per primi le distrazioni altrui, e per ultimi ne ricevono le scuse — quando le ricevono.
Non provo soddisfazione nel vedere confermate le mie previsioni. Provo, semmai, l’irritazione composta di chi ha segnalato l’incendio quando era ancora un fiammifero acceso, e si è sentito rispondere che il fumo era un effetto ottico. La politica italiana, si sa, ha una particolare predilezione per le verità tardive: le riconosce sempre, ma solo dopo che sono diventate fatti compiuti e quindi, per definizione, innocue da ammettere. E ovviamente uccidere il profeta scomodo ( in senso metaforico)
Chiedo, per l’ennesima volta e senza alcuna illusione di essere il primo né l’ultimo a chiederlo, che si abolisca questa tassa prima che il conto presentato dai nostri vicini elvetici diventi non più una sospensione cautelativa, ma una separazione consensuale. In fondo, se c’è una cosa che gli svizzeri ci hanno sempre insegnato, è che la puntualità non è una virtù: è un avvertimento.
In questo senso depositerò al comune di Luino nei prossimi giorni una mozione che chiederò sia condivisa da tutti comuni di frontiera.
Astuti e Orsenigo: «Ripensateci»
Sulla questione intervengono anche i consiglieri regionali del Partito Democratico Samuele Astuti e Angelo Orsenigo.
Alla fine, la decisione che temevamo è stata presa: il Consiglio di Stato del Canton Ticino tratterà una parte dei ristorni dell’imposta alla fonte destinati all’Italia, annunciando che questa è la risposta alla tassa salute sui vecchi frontalieri. Lo abbiamo detto in tutte le lingue, sia al Governo che alla Regione, presentando interrogazioni, mozioni, chiedendo impegni a ripensarci, portando la questione nell’Aula del consiglio regionale: quell’imposta non aveva ragione d’essere, era incostituzionale, contraria all’accordo fiscale e, fondamentalmente, un errore perché avrebbe messo in dubbio i ristorni. Ma niente: la destra è andata avanti dritta per la sua strada e i risultati sono quelli di stamani, cioè la decisione di non versare l’interezza della cifra dovuta ai nostri comuni di frontiera. I quali ora dovranno rifare completamente i conti, ricalcolare alcune voci di bilancio, magari sospendere dei servizi.
Le nostre comunità devono ringraziare di questa situazione coloro che governano in Lombardia e in Italia. La dimostrazione che un’altra via era possibile sta nel fatto che non subirà il medesimo trattamento il Piemonte, che ha deciso di non applicare la tassa. Chissà se ora Fontana, Giorgetti, la Lega e il centrodestra si rendono conto di aver sbagliato e delle conseguenze delle loro azioni?.
Non ci resta che un ultimo appello al presidente della Regione e al Ministro dell’Economia: ripensateci, siete ancora in tempo, ritirate quella tassa, rimettete le cose in pari con la Svizzera e forse eviterete di mettere in ginocchio i comuni di frontiera.
Tassa sulla salute: il Consiglio di Stato svizzero blocca i ristorni per la Lombardia
