LONATE POZZOLO – Svolta dopo 25 anni nell’omicidio di Nicola Vivaldo, il 66enne, originario di Isca sullo Ionio, assassinato con quattro colpi di pistola a Rho il 23 febbraio del 2000. E sono cinque le ordinanze di custodia cautelare chieste e ottenute dalla Dda di Milano al termine dell’inchiesta che coinvolge direttamente Vincenzo Rispoli, boss della locale Legnano-Lonate Pozzolo già condannato all’ergastolo in via definitiva per l’omicidio di Cataldo Aloisio, Emanuele De Castro e Massimo Rosi, di Legnano, coinvolto nella recente inchiesta Hydra che ipotizza un consorzio tra mafie (mafia, ‘ndrangheta e camorra) in Lombardia. Lo riporta Calabria 7 News.
Il collaboratore di giustizia
Con loro sono stati colpiti dall’ordinanza di custodia cautelare Vincenzo Gallace, di Guardavalle, Stefano Sanfilippo, residente a Pogliano Milanese e Stefano Scatolini, di Legnano. indagato a piede libero Bruno Gallace, di Guardavalle. La svolta arriverebbe dalle dichiarazioni di un altro protagonista della criminalità organizzata lonatese, Emanuele De Castro, ex braccio destro di Rispoli oggi collaboratore di giustizia.
Informatore dei carabinieri
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti Vivaldo fu ucciso perché ritenuto un informatore dei carabinieri e aveva fatto arrestare esponenti della potente famiglia di Guardavalle. Secondo quanto ricostruito dalla Dda fu Rispoli a dare mandato dell’esecuzione a Rosi, Scatolini e De Castro. Scatolini – ricostruiscono i Pm della Dda – avrebbe procurato l’auto che serviva per compiere il delitto da un suo conoscente, sostituendo le targhe originali e assumendo il ruolo di autista durante la fase esecutiva. Bruno Gallace, avrebbe reperito le armi, due pistole semiautomatiche calibro 7,65 mm, consegnate a Rosi e a De Castro al casello autostradale, situato lungo la Milano-Como, direzione Como. Stefano Sanfilippo avrebbe avuto il compito di fornire informazioni sulle abitudini della vittima.
L’omicidio
Secondo gli inquirenti quel 23 febbraio Rosi e De Castro avrebbero avvicinato la vittima che si trovava in auto, aperta la portiera Rosi avrebbe esploso i colpi di calibri 7,65 risultati mortali. I due sarebbero poi fuggiti sull’auto guidata da Scatolini. Quello di Vivaldo, che per i carabinieri di Rho era implicato in un ingente traffico di droga, fu un omicidio premeditato.
