Luino, l’ospedale boccheggia. Ma non solo per il caldo: un caso spinoso per Bertolaso

LUINO – Quale futuro per l’ospedale di Luino? La domanda, alla vigilia della visita dell’assessore regionale Guido Bertolaso, per l’inaugurazione della nuova Casa di comunità (mercoledì 1 luglio), è lecita. Il sistema sanitario dell’Alto Verbano, infatti, regge grazie all’impegno e alla professionalità di chi ogni giorno lavora, ma a sentire le voci, che giungono, da più parti (e quindi anche dal fronte dei pazienti) la situazione è giunta davvero al colmo. E la struttura boccheggia. In questi giorni torridi, non solo per il caldo. Ma andiamo con ordine.

Manca l’impianto di climatizzazione. Da decenni

Il presidio ospedaliero luinese soffre di atavici problemi strutturali, primo tra tutti la mancanza di un impianto di climatizzazione, e di guai più recenti lasciati in dote dal Covid.

Il primo grosso problema, (ri)esploso in questi giorni di caldo tropicale è quello dell’impianto di climatizzazione. «Non possiamo vedere i nostri parenti ricoverati in stanze dotate di ventilatori mobili, poiché non c’è un impianto in grado di abbassare le temperature troppo così elevate», racconta più di un famigliare. Non solo. Per fare capire quale sia il livello di questo problema, basti dire che una corretta climatizzazione degli ambienti sanitari è considerata da parte dei medici un supporto necessario alla terapia di chi è ricoverato e dei pazienti più fragili.

Ma la cosa che più lascia perplessi è che la questione ha radici decennali, ed è ben conosciuta dall’azienda, la quale (dirigenza dopo dirigenza) ha sempre messo a bilancio fondi per intervenire, salvo poi stralciarli e destinarli ad altri interventi. È solo una questione di coperta (economica) corta?

Sale operatorie da rifare: ci sono i soldi, ma…

Andiamo avanti. Oggi la sanità non può più prescindere da modernità e innovazione. Due paletti che quando si parla delle sale operatorie del presidio di Luino sono saltati da tempo. Gli spazi operatori hanno visto l’ultimo profondo intervento sul finire del secolo scorso e continuano a funzionare in deroga e solo perché stiamo parlando di una struttura pubblica. Se si fosse in ambito privato, al mancato adeguamento delle norme, l’unica soluzione sarebbe la chiusura. Opzione che non può essere presa per un presidio strategico come quello luinese che conta quasi 20 mila accessi l’anno solo al pronto soccorso. Infatti, anche in questo caso, c’è chi è pronto a garantire che per la riqualificazione delle sale operatorie ci sono i fondi e sono già state espletate le gare d’appalto. Ma i lavori non partono: perché?

Situazione all’italiana

La risposta delinea una situazione tutta italiana, quasi paradossale. In soldoni: il grano per l’intervento c’è. far partire il cantiere però vorrebbe dire, o chiudere l’attività per un lungo periodo e, quindi, mortificare e, forse, uccidere la ragione di esistere del nosocomio; oppure trovare altri spazi (che non mancherebbero) per “traslocare” temporaneamente il reparto operatorio al fine di garantirne l’attività quotidiana. Opzione logica, possibile, se non che non sono stati previsti i soldi per questo intervento propedeutico all’avvio del cantiere. Insomma è come avere il denaro per comprare una Ferrari, ma non i 40 mila euro per l’acquisto del box dove custodire il gioiellino di casa Maranello.

Reparti azzerati

Potrebbe bastare questo per dire che “Houston abbiamo un problema” in quel di Luino. E invece no. Perché l’ospedale che si affaccia sul Verbano durante il ritorno alla normalità post Covid ha visto sacrificare ben due reparti. Il primo è stato quello di Medicina riabilitativa, un fiore all’occhiello della sanità – non solo “locale”-, con posti letto tagliati d’emblée, con il risultato che il flusso sanitario è stato assorbito da una struttura privata accreditata del territorio.

Il primario di se stesso

Per non parlare di un’altra situazione al limite delle “cose all’italiana”: l’Ortopedia di Luino non ha più medici, non ha più posti letto e nemmeno personale infermieristico. Però ha un primario, che è primario di se stesso.

Insomma, l’assessore Bertolaso tra qualche giorno verrà a inaugurare la nuova Casa di comunità di Luino e Regione Lombardia e l’Asst Sette Laghi potranno sfoggiare la medaglia di aver raggiunto l’obiettivo Pnrr. Ma non potranno più far finta di nulla, poiché la polvere nascosta sotto il tappeto ormai è diventata una montagna troppo evidente.

ospedale luino bertolaso – MALPENSA24
Visited 1.722 times, 1 visit(s) today