MAGENTA – Gli esiti delle sperimentazioni condotte sulle irrigazioni nelle stagioni agrarie 2024 e 2025 sono stati l’oggetto della conferenza di ieri, mercoledì 4 marzo, alla Cascina Pietrasanta di Magenta (nella foto). Si tratta della prima fase del progetto Csis-Certificazione dei sistemi irrigui a scorrimento, volto alla tutela della risorsa idrica e alla ricarica della falda. I risultati sono stati illustrati a una platea di numerosi imprenditori agricoli dal Consorzio Est Ticino Villoresi, insieme al Dipartimento di Scienze agrarie e ambientali dell’Università degli Studi di Milano e con il sostegno di Fondazione Cariplo.
Il progetto Csis nasce dalla necessità di migliorare l’irrigazione a scorrimento senza snaturarla, ma rendendola più efficiente e più adatta a un contesto climatico e gestionale radicalmente cambiato negli ultimi anni. La prima fase del progetto, conclusa nell’ottobre 2025, ha riguardato prove irrigue in campo, monitoraggio della biodiversità e sviluppo di un modello idrodinamico delle irrigazioni a scorrimento. I risultati hanno dimostrato che miglioramenti significativi in termini di efficienza e adeguatezza irrigua possono essere ottenuti con interventi minimi e poco invasivi, agendo sulla gestione – tempistiche, portate, livellamento fine e finestre irrigue – senza modificare la tecnica tradizionale.
Rota: «Possibile innovare senza stravolgere»
«L’irrigazione a scorrimento – ha spiegato Alessandro Rota, presidente del Consorzio e di Anbi Lombardia (l’associazione regionale dei consorzi di gestione e tutela del territorio e delle acque irrigue) – è parte integrante dell’identità agricola e territoriale della nostra area. Con Csis dimostriamo che è possibile innovare senza stravolgere: migliorando la gestione, possiamo aumentare la resilienza del sistema irriguo, contribuire alla ricarica della falda e garantire maggiore stabilità alle imprese agricole, in un contesto climatico sempre più instabile».
Il progetto punta ora alla seconda fase, orientata alla definizione di criteri oggettivi e misurabili per certificare le buone pratiche irrigue e incentivare le aziende agricole che le adottano. L’obiettivo è sempre aumentare la resilienza del sistema irriguo a scorrimento e favorire un uso più efficiente dell’acqua in azienda e nei distretti irrigui.
Ricerca al servizio di ambiente e imprese
La conferenza ha rappresentato anche un momento di confronto diretto con il mondo agricolo, che ha seguito con particolare interesse la presentazione degli interventi sul campo e le prospettive concrete e della seconda fase progettuale. Csis si conferma così un progetto pilota capace di coniugare ricerca scientifica, gestione consortile e pratiche agricole, nel solco di una fruizione condivisa della risorsa idrica, che è da sempre un tratto distintivo delle realtà irrigue lombarde.
Non da ultimo, i monitoraggi ambientali hanno evidenziato il valore ecosistemico della presenza dei canali in un territorio fortemente urbanizzato, dove vive oltre metà della popolazione lombarda, in cui è importante preservare l’agricoltura e la rete irrigua anche in funzione di una migliore qualità ambientale.
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