Maltempo, i sindaci del Saronnese alla Regione: «Mai visto un euro»

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SARONNO – I sindaci del Saronnese tornano a sollecitare la Regione per i fondi di ristoro dopo l’eccezionale ondata di maltempo della scorsa estate. In una lettera aperta inviata oggi, martedì 10 ottobre, 11 amministratori dei comuni del Comasco e del Basso Varesotto fra i più colpiti dalle tempeste di pioggia, vento e grandine lamentano come «nessuno dei nostri comuni ha ricevuto dalla Regione un solo euro di ristoro per i danni al patrimonio pubblico, ancora meno i nostri cittadini per i danni alle loro case ai loro capannoni».

Nuovo appello da 11 Comuni

Negli scorsi mesi di luglio e agosto, ricordano “dai luoghi del disastro” Marco Giudici, sindaco di Caronno Pertusella, Stefano Calegari (Cislago), Stefania Castagnoli (Gerenzano), Giovanni Rusconi (Lomazzo), Alberto Oleari (Turate), Clemente Ciccozzi (Mozzate), Luigi Clerici (Uboldo), Evasio Regnicoli (Origgio), Sergio Zauli (Rovellasca), Marco Volontè (Rovello Porro) e Augusto Airoldi, sindaco di Saronno, «le conseguenze dei cambiamenti climatici si sono abbattute con effetti devastanti sui nostri comuni: grandinate dalle dimensioni mai viste; bombe d’acqua che, in poche ore, hanno scaricato quanto normalmente piove in diversi mesi; trombe d’aria che hanno sradicato in pochi secondi centinaia di alberi secolari. Tutto ciò ha creato conseguenze tremende sulle nostre scuole, palestre, municipi, biblioteche, oratori e ha messo in ginocchio centinaia di famiglie che si sono trovate a dover cercare ospitalità perché le loro case sono rimaste senza il tetto, i nostri imprenditori e agricoltori con capannoni e impianti fotovoltaici da ricostruire».

Per questo il 4 agosto i sindaci del territorio avevano scritto una lettera in cui chiedevano “con forza a Regione Lombardia un intervento che sapesse leggere realmente i bisogni senza nascondersi dietro a cavilli normativi”. Ad oltre due mesi di distanza, però, quella richiesta di aiuto è rimasta totalmente inevasa.

«Pressati dalle richieste dei cittadini»

«Con delibera di giunta regionale n° 885 dell’8 agosto – ricordano i sindaci – Regione Lombardia certificava che 457 comuni avevano denunciato danni per 1,7 miliardi di euro relativi ai soli eventi tra il 4 e il 31 luglio, di cui 229 milioni per danni al patrimonio pubblico e oltre 1.426 milioni per danni ad abitazioni e sedi di attività economiche e produttive. Con la medesima delibera, Regione Lombardia adottava uno stanziamento straordinario di 6,5 milioni di euro per i comuni colpiti da quegli eventi atmosferici estremi. Con decreto del Consiglio dei Ministri del 28 agosto, il governo ha dichiarato lo stato di emergenza in Lombardia per gli eventi meteorologici verificatisi dal 4 al 31 luglio e ha contemporaneamente stanziato la somma di 9.430.000 euro per l’intera regione.

«La sproporzione tra i danni denunciati dai comuni lombardi e le somme stanziate da Regione Lombardia e dal governo è palese, ma ad oggi nessuno dei nostri comuni ha ricevuto un solo euro di ristoro. Nonostante ciò, tutti noi sindaci ci siamo rimboccati le maniche per reperire, all’interno dei rispettivi bilanci, le risorse minime indispensabili a consentire ai nostri ragazzi di tornare tra i banchi di scuola evitando così il ritorno dello spettro della Dad, già troppo a lungo subita durante la pandemia. Molto ci rimane, però, ancora da finanziare per completare gli interventi di ripristino degli immobili pubblici, anche per i danni subiti dai fenomeni climatici estremi successivi al 31 luglio. E ormai da giorni i nostri cittadini ci chiedono notizie di possibili ristori pubblici agli ingentissimi danni subiti dalle loro case, dai loro capannoni, dalle loro aziende».

Silenzio assordante delle massime istituzioni

Col passare dei giorni, il silenzio di Regione Lombardia e governo centrale si è fatto ormai «assordante». Gli amministratori locali chiedono pertanto «risposte rapide e certe, erogazioni non più rimandabili. Il rispetto delle decine di migliaia di cittadini lombardi di ogni colore politico che ci hanno eletti – concludono – non può consentire che tardino ulteriormente».

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