Manfrinati, lo stalking è definitivo: una sentenza che pesa sul caso Limido

Nella foto da sinistra Marco Manfrinati, Lavinia Limido e il padre Fabio Limido

VARESE – La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da Marco Manfrinati, difeso dall’avvocato Elio Giannangeli, contro la condanna a 4 anni, 5 mesi e 20 giorni di reclusione per stalking nei confronti dell’ex moglie Lavinia Limido e dei suoi familiari. La sentenza, già confermata dalla Corte d’Appello di Milano, diventa così definitiva. La decisione rappresenta un ulteriore passaggio nella complessa vicenda giudiziaria che coinvolge l’ex avvocato di Busto Arsizio, condannato in primo grado all’ergastolo per l’omicidio dell’ex suocero Fabio Limido e il tentato omicidio dell’ex moglie.

La condanna per stalking

La condanna per atti persecutori era stata pronunciata dal Tribunale di Varese il 26 maggio 2025 e confermata in secondo grado il 31 marzo 2026. Manfrinati era accusato di aver perseguitato l’ex moglie, l’ex suocero Fabio Limido e l’ex suocera Marta Criscuolo. Secondo quanto ricostruito nel procedimento, le condotte persecutorie si inseriscono in un contesto di rapporti familiari sempre più conflittuali dopo la separazione della coppia. La vicenda aveva preceduto i fatti del 6 maggio 2024, quando l’uomo aggredì a coltellate l’ex moglie e il padre di lei.

L’omicidio e il tentato omicidio

Il 6 maggio 2024, in via Ciro Menotti a Varese, Fabio Limido, 71 anni, intervenne per difendere la figlia durante l’aggressione. L’uomo venne colpito mortalmente e morì poco dopo in ospedale. Lavinia Limido rimase gravemente ferita, ma sopravvisse. Per quei fatti, il 25 settembre 2026, la Corte d’Assise di Varese ha condannato Manfrinati all’ergastolo per l’omicidio dell’ex suocero e il tentato omicidio dell’ex moglie. I giudici hanno escluso alcune delle aggravanti contestate dall’accusa, tra cui la crudeltà, la minorata difesa e la premeditazione in relazione all’omicidio di Fabio Limido. La difesa ha annunciato ricorso in Appello.

Il peso della sentenza definitiva

La condanna definitiva per stalking potrebbe assumere un rilievo anche nel giudizio di secondo grado per omicidio e tentato omicidio. Per l’accusa e la parte civile, rappresentata dall’avvocato Fabio Ambrosetti, gli atti persecutori non sarebbero episodi isolati, ma parte di una sequenza di condotte che avrebbe preceduto l’aggressione del maggio 2024. Nel processo di primo grado, il riconoscimento dello stalking ha avuto un ruolo centrale nella valutazione del contesto in cui maturarono i fatti. Delle aggravanti contestate nel procedimento per omicidio e tentato omicidio, quella legata agli atti persecutori è rimasta riconosciuta, mentre altre sono state escluse. La definitività della condanna per stalking costituisce dunque un elemento giudiziario ormai acquisito. Le sue eventuali ricadute sul procedimento principale saranno valutate dai giudici d’Appello nell’ambito del quadro probatorio e giuridico complessivo.

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