Omicidio Limido, Ambrosetti: «L’ergastolo tutela le sopravvissute a Manfrinati»

Nella foto Lavinia Limido e la madre Marta Criscuolo

VARESE – «Una sentenza giusta che ci rassicura. Manfrinati ha in più occasioni manifestato propositi di vendetta. La condanna all’ergastolo rassicura e tutela le sopravvissute». Sono queste le parole dell’avvocato di parte civile Fabio Ambrosetti poco dopo le 13.30 di oggi, venerdì 25 settembre, a seguito della condanna in primo grado all’ergastolo di Marco Manfrinati.

Sentenza giusta

Manfrinati nel maggio 2024 ha ucciso l’ex suocero Fabio Limido e quasi assassinato l’ex moglie Lavinia Limido entrambi aggrediti a coltellate in via Ciro Menotti all’uscita dell’azienda di famiglia per la pausa pranzo. In più occasioni nel corso del processo in Corte d’Assise è emerso che Manfrinati avrebbe avuto quale obiettivo anche l’ex suocera Marta Criscuolo. E’ a Lavinia e Marta che l’avvocato Ambrosetti si riferisce quando parla di «sopravvissute». Lavinia, ospite di Malpensa24 Tv, aveva spiegato come temesse un eventuale ritorno in libertà di Manfrinati, anche in caso di ergastolo, anche solo per un permesso premio, potesse mettere in pericolo la sua vita e quella dei famigliari. «Se Manfrinati esce – aveva spiegato – ci ammazza tutti». «Ciò che oggi è importante – ribadisce Abrosetti – è la condanna al fine pena mai. Sul non riconoscimento dell’aggravante della premeditazione in relazione all’omicidio di Fabio Limido non siamo convinti, ma aspettiamo le motivazioni (che saranno depositate in 90 giorni). L’importante è una condanna che oggi mette al sicuro le vittime di questo dramma».

Ricorreremo in Appello

«Certamente ricorreremo in Appello – ha invece commentato l’avvocato Elio Giannangeli, difensore di Manfrinati – La Corte ha escluso tre aggravanti su quattro. Quello di secondo grado sarà un processo forse mediatamente meno interessante ma giuridicamente più arricchente». L’avvocato Giannangeli ha ribadito quanto Manfrinati «pensi solo al figlio. E’ l’unica cosa di cui parla. Non parla del processo, parla solo di suo figlio». La linea difensiva verteva su una presunta paternità negata a Manfrinati dall’ex moglie e dai suoi famigliari quale causa scatenante del crollo psichico sfociato nell’indicibile violenza consumatasi in via Menotti.

Omicidio Limido, ergastolo per Marco Manfrinati: «Giustizia è fatta»

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