Mano pesante contro il summit

gallarate summit razzismo

Comprendiamo il riserbo delle autorità di pubblica sicurezza sul Remigration summit: non rispondono ai giornalisti, nascondono la sede della riunione dell’ultradestra europea nel tentativo di impedire manifestazioni di protesta che turbino l’ordine pubblico, anche se poi è il segreto di Pulcinella. Comprendiamo meno, anzi, non comprendiamo affatto come Gallarate possa diventare, se confermato e con il via libera dell’amministrazione civica, la sede di un convegno che ha come tema principale la deportazione di massa degli immigrati.

Si tratta di una cifra xenofoba che non trova giustificazione alcuna, che non merita udienza da nessuna parte. Né vale la scusa che tutti hanno diritto di esprimere le loro idee. Perché anche la libertà di parola ha un limite, quello etico, della decenza, del rispetto degli altri. Soltanto alcuni giorni fa, Papa Leone XIV ha sottolineato con forza l’urgenza di disarmare le parole. Figurarsi un’assemblea di scalmanati che ce l’hanno con gli stranieri, regolari o clandestini che siano, come può attenersi al principio della continenza verbale: conosciamo in anticipo il tenore dei messaggi.

Al di là delle parole ci sono i programmi di questi signori (si fa per dire), che si appellano addirittura alla pulizia etnica. Qualcosa di aberrante, che rimanda al nazismo. Non serve ricordare che proprio le idee simili di un tale Adolf, che le enunciò in una birreria di Monaco,  si trasformarono alcuni anni dopo in una delle più immani tragedie dell’umanità. Esageriamo? Può darsi, ma anche no: di questi tempi sciagurati possiamo aspettarci di tutto. E se Matteo Salvini, segretario federale leghista, sostiene che “non siamo in Unione Sovietica” e che, di conseguenza, c’è diritto di espressione, è bene che si sappia che, proprio perché viviamo in una democrazia liberale, la libertà va difesa dalla deriva di un’ultradestra che sente soltanto le proprie ragioni, disfattiste e disumane.

Poi, è vero, l’immigrazione è un problema enorme, che va affrontato e gestito, ma con responsabilità. Convivenza e integrazione sono categorie che non si possono sostituire con la deportazione, come vorrebbero questi della reimmigrazione. Che trovano alleati in alcuni partiti, alla ricerca di nuovi consensi anche in settori estremisti. E il governo? Il ministero dell’Interno ha espulso subito un personaggio in arrivo a Malpensa per partecipare al summit e, per i suoi trascorsi, ritenuto pericoloso. Bene ha fatto, mostrando il pugno di ferro. Bene farebbe a vietare il raduno di Gallarate o dove si farà. Affinché non si pensi che il nostro Paese sia più tollerante rispetto ad altri e diventi terra di conquista dei neonazisti.

Attenzione, il discorso va affrontato dal lato del buon senso rispetto a una questione che trascende le appartenenze e richiede riflessioni serie sulle conseguenze di aprire le porte a chi gioca allo sfascio, di qualunque colore esso sia, nero, rosso o quello che volete voi. Poi, un giorno, qualcuno ci spiegherà perché ha permesso che Gallarate diventasse (salvo colpi di scena dell’ultimo momento) il palcoscenico di una inaccettabile e pericolosa sceneggiata xenofoba. Quali alleanze ha trovato, con chi ne ha discusso, a chi ha dovuto dire di sì. Noi qualche sospetto ce l’abbiamo. Invece i partner della Lega hanno molto più di un sospetto, ma tacciono o, addirittura, anche dal versante cattolico (!), acconsentono. E questo è ancora più grave.

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