ARCONATE – Sgomberiamo subito il campo da qualunque equivoco: Mario Mantovani, europarlamentare di Fratelli d’Italia e sindaco di Arconate, non è indagato. Il suo nome compare nelle intercettazioni dell’inchiesta Hydra sul presunto consorzio delle mafie del Nord, sfociata nel processo ora in corsa nel capoluogo lombardo. Tanto basta al Fatto Quotidiano di Marco Travaglio per imbastire una paginata, nell’edizione di oggi 21 ottobre, sui rapporti tra il clan Senese e alcuni esponenti meloniani. Tra questi c’è appunto Mantovani che, con la deputata Paola Frasinetti (non indagata), ha avuto contatti con Gioacchino Amico, ritenuto il referente politico di Senese.
Contatti telefonici, a quanto risulta, risalenti addirittura al 2020, quando Giorgia Meloni non era ancora premier e Mantovani era alla guida del comune dell’Alto Milanese. Davide Milosa, che firma l’articolo del Fatto, in verità non registra illeciti, se non la richiesta di Amico di incontrare la leader del partito. E, per Mantovani, un vago impegno per un incontro di persona in Comune a Arconate e a Segrate, dove Giorgia Meloni sarebbe stata ospite per la campagna elettorale. Incontri che tra l’altro non sarebbero mai avvenuti.
Dunque? “Come potevo sapere che quel signore, mio concittadino, era un affiliato a una cosca o a qualcosa del genere? Un sindaco incontra decine di persone, non può chiedere a tutti la fedina penale” afferma l’eurodeputato a Malpensa24, tirando indirettamente in ballo altri primi cittadini finiti, o quanto meno citati, nel voluminoso incartamento dell’inchiesta Hydra.
In un post su Facebook, già ieri, 20 ottobre, Mantovani anticipava l’articolo sulle “connivenze e i rapporti col gruppo parlamentare” della Meloni. Connivenze? Difficile individuarne da quanto risulta dalla lettura dello stesso servizio giornalistico. Tanto che né Mantoani, né Frassinetti, hanno mai ricevuto avvisi di garanzia. Su Facebook, il sindaco di Arconate spiega qual è la sua posizione. L’obiettivo: evitare gli equivoci a cui facevamo cenno nell’incipit. Ecco quanto scrive:
Oggi ho ricevuto una telefonata dal giornalista del Fatto Quotidiano Davide Milosa che mi ha informato di una mia telefonata col il pentito Gioacchino Amico ora agli atti. Ho confermato la conoscenza anche se non ricordavo una telefonata risalente a sei anni fa. Il pentito risiedeva all’epoca nel mio comune dove sono ancora sindaco e l’ho ricevuto come ricevo tutti i cittadini che lo richiedono. Certamente non immaginavo che poteva essere legato a qualche cosca. Mi disse solo che aveva piacere di avvicinarsi al mondo della politica e aveva aziende che avrebbe voluto presentarmi. Inutile confermavi che mai nessuna azienda mi è mai stata presentata e che di lui non ne ho più sentito parlare se non leggerlo poi sui giornali come tutti voi. Ora prepariamoci ai titoli roboanti di certo giornalismo e ai titoli che parleranno di trame fra mafia e politica. Chi mi conosce sa che questo rischio con me amministratore e politico non si corre. Un caro saluto.
