CORNAREDO – Prima la tappa olimpica del vicepresidente americano JD Vance a Buccinasco. Poi, più recente, la visita di Mark Zuckerberg a Cornaredo, nel regno della Cucina Pop firmata Davide Oldani. Nel giro di pochi mesi, tra Olimpiadi e visite istituzionali, l’hinterland a ovest di Milano si è trasformato in una sorprendente capitale della “gastropolitica”.
Zuckerberg da Oldani tra algoritmo e Cucina Pop
A Cornaredo, Zuckerberg ha fatto tappa al ristorante D’O, dove Oldani ha condiviso sui social uno scatto insieme al fondatore di Facebook con una battuta perfetta: «Quale posto migliore per postare questo post se non qui su Instagram?».
Oldani ha raccontato il suo menu, la sua filosofia, il metodo che dal 2003 ha cambiato le regole del gioco: tecnica da grandi brigate internazionali, prezzi accessibili, equilibrio dei contrasti – dolce e salato, caldo e freddo, morbido e croccante – e una visione profondamente democratica del cibo.
La sua “Cucina Pop” nasce in un piccolo ristorante con travi a vista e un menu da 11,50 euro. Un’idea quasi rivoluzionaria per l’epoca: portare l’alta cucina in un borgo di provincia, senza snobismi e senza barriere. Oggi quel progetto è diventato un intero sistema, con ristorante bistellato, laboratorio, design, formazione dei giovani. Una rivoluzione partita da Cornaredo che ora parla anche a Menlo Park.
Chissà se Zuckerberg, abituato a pensare in termini di community globale, ha riconosciuto in quella filosofia un’eco della sua: rendere accessibile ciò che prima era per pochi.
Vance a Buccinasco: diplomazia alla griglia
Solo qualche settimana prima, durante le Olimpiadi di Milano-Cortina, era stato il vicepresidente Usa Vance a scegliere l’hinterland. Dopo una partita di hockey al Forum di Assago, cena in famiglia alla steak house Griglia sul Fuoco.
Tagliere di salumi e formaggi, carne alla griglia, tagliatelle al ragù e hamburger per i bambini. Niente vino, solo acqua e caffè americano. Una scelta informale, coerente con il tono dei suoi giorni milanesi, ma capace di “blindare” per ore il paese: quaranta persone tra staff e scorta, strade chiuse, controlli, autobus deviati.
Buccinasco, per una sera, è diventata un piccolo centro nevralgico della sicurezza internazionale.
Il buono di periferia
C’è qualcosa di ironico e insieme potente in questa doppia cartolina. Non i ristoranti stellati del centro di Milano, non le terrazze patinate. Ma Cornaredo e Buccinasco. Piazze di provincia che finiscono nei radar dei leader mondiali.
Forse è questo il vero messaggio: l’eccellenza non ha bisogno di skyline scintillanti. Può nascere in una cucina minuscola con le travi in legno, o tra le griglie roventi di una steak house di quartiere.
