Beppe Marotta ricorda Giovanni Borghi: «Grazie a lui sono diventato dirigente»

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L'abbraccio tra Marotta e il figlio di Giovanni Borghi, Guido

COMERIO – «È stato un filantropo, un mecenate dello sport, a lui la città di Varese deve essere perennemente riconoscente». Così Beppe Marotta ha ricordato oggi pomeriggio, sabato 15 novembre (nel video qui sotto l’intervista) la figura del “Cumenda” Giovanni Borghi, di cui ricorrono i cinquant’anni dalla scomparsa. «La vita è fatta di incontri – ha sottolineato il presidente dell’Inter – e io ho avuto la possibilità di incontrare Borghi e da lui ho iniziato a intraprendere gli elementi importanti per poter fare una carriera dirigenziale».

Quell’impermeabile beige

«Ero un ragazzino – ricorda Marotta – l’incontro con lui avveniva principalmente la domenica quando facevo il raccattapalle e lui arrivava allo stadio e vedeva la partita in una panchina adiacente alla scala degli spogliatoi e quindi avevo la possibilità di scambiare due parole, di prendere il suo impermeabile beige. Soprattutto però sentirlo parlare sia nell’ambito dei giocatori, ma anche quando parlava con l’allenatore o con quelli che c’erano vicini, dispensava sempre parole molto sagge, parole molto concrete che rappresentavano un po’ la sua persona». Una figura fondamentale nel percorso di formazione di quello che da giovane appassionato di calcio è diventato poi negli anni uno dei migliori dirigenti sportivi italiani e non solo. «A questo territorio devo molta riconoscenza – ha aggiunto Marotta – non posso dimenticare l’apprendistato che ho fatto attraverso queste persone importanti come appunto i Borghi e un’icona di quel Varese che era Peo Maroso. Devo essere perennemente riconoscente e spero di poter restituire quello che mi hanno dato».

Il ricordo del figlio

Lo ha sottolineato anche Guido Borghi, ricordando come il padre fece da chioccia al giovane Marotta. «Da ragazzino era sempre seduto di fianco a lui sulla panchina a vedere le partite di calcio. Credo che sia il più bell’esempio della storia di mio padre. Un ragazzo che nasce dal niente, che però con la sua forza, con la sua tanta volontà di correre in questo mondo è riuscito a raggiungere i livelli più alti, gli obiettivi più alti che un dirigente sportivo ma oggi presidente possa raggiungere». Inevitabile l’abbraccio con Marotta che ha poi riaperto il cassetto dei ricordi. Il più bello di quegli anni? «Da tifoso del Varese senza dubbio il 5 a 0 contro la Juventus nel 1968». Una battuta il presidente dell’Inter l’ha dedicata anche al tema stadi da rifare, dal Franco Ossola a San Siro. «Siamo il fanalino di coda: negli ultimi 15 anni sono stati costruiti 55 stadi in Europa e in Italia ne abbiamo ristrutturato o costruiti solo tre. Quando si parla di investimenti come nel caso di Milano di un miliardo e 700 milioni la burocrazia dovrebbe essere molto più snella».

L’evento

La testimonianza di Marotta ha rappresentato il momento clou di una giornata di celebrazioni in onore di Giovanni Borghi, promossa proprio nell’ex Whirlpool di Comerio, dove “Mister Ignis” poteva ammirare il panorama sul Lago di Varese dal suo storico ufficio. Non sono voluti mancare tra gli altri il questore di Varese Carlo Mazza e il sindaco di Comerio Michele Ballarini. L’evento, promosso da Maurizio Gandini, ha visto anche la presenza di Poste Italiane, che per l’occasione ha organizzato un annullo filatelico speciale, che raffigura l’effigie del commendator Borghi.

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