Max Felicitas, la scuola e il «cuore di un padre»

Max felicitas padre lettera
Max Felicitas

Saluti,

afferma Alberto Pellai, noto scrittore, che “sarebbe come chiedere ad uno spacciatore di parlare di tossicodipendenza ai minori”. Si riferisce al caso dell’imprenditore pornodivo, detto Max Felicitas, censurato dall’Ufficio scolastico lombardo dopo le proteste del Comitato Pro Vita e Famiglia onlus, che si è incatenato al cancello dell’Istituto scolastico Ponti di Gallarate (sede prescelta per un incontro su tematiche d’attualità a sfondo sessuologico sulle quali avrebbe dovuto relazionare) sentendosi vittima del pregiudizio.

Quella affermazione tra virgolette è quasi inattaccabile e testimonia l’intelligenza, l’acuta riflessione d’uno (Pellai) che di educazione evidentemente s’intende (didatticamente parlando). Peccato che non interessi, credo.

Non so se è per l’identica mia motivazione che sovente resta all’intuito od alla pelle e, non conoscendo per niente quell’ottimo pedagogista, sente per questi poca attrattiva, per il suo stile e la sua retorica, che temo lasci il tempo che trova. Parlo del tempo perduto, cercato, mai posseduto dai nostri ragazzi, i quali non sono nemmeno più stanchi dei mari delle parole e delle tesi infinite: le ignorano tout court. Paiono vivere solamente di ipotesi sensoriali, poi navigano condotti dalle loro tempeste ed “a vista”, senza alcuna conferma, approdo o porto sicuro.

Mi sbaglio? Certamente.

E però, non riesco a non divagare, sull’onda del mio cuore di padre. Esco dalle teorie cervellotiche e contemplo la pratica, sia pure ragionando: ci mancherebbe. La mia ragione, se resiste, non sarà comunque pura.

La Scuola ha la possibilità di decidere, salvo gravi negligenze, chi siano definibili educatori, formatori, testimoni credibili delle difficoltà del vivere e dell’impegnarsi, capaci di rispondervi, per questo tracciando vie, fornendo indicazioni, esprimendo pareri, dottrine ed insegnamenti. Persuadendo o, magari, incuriosendo; talvolta lasciando perplessi, indisposti. Tutto questo fa la Scuola.

Ha anche la possibilità di invitarli, quegli esperti docenti, di spronarli, persino di pagarli se serve.

La Scuola decide nella sua complessità, nella sua sensibilità (magari giovanile) composita. Complici i ragazzi, i rappresentanti degli studenti, i dirigenti, i genitori.

Questi hanno deciso per il signor Edoardo Barbares, professionista dell’hard come forma d’arte (nota dello stesso). Non fa una piega, anche perché Edoardo, dice, non sarebbe scaduto nella divulgazione di pornografia di basso profilo od addirittura non legale e ributtante. Egli poteva aiutare nell’arte della conoscenza, costruendo consapevolezze e coscienza, forse.

Chi ha a cuore quei giovani? Chi farebbe di tutto per mantenerli liberi di scegliere? Chi non vorrebbe esaudire le loro richieste sincere? Eccomi! Io sono tra coloro che non censurerebbe mai, se potessi.

Il problema è che non posso. Ho nel cuore, tra l’altro, quella stessa sensibilità che la Scuola ha contribuito a formarmi; quell’intuito o consapevolezza pratica che si modella nel tempo, nella responsabilità, nel sentimento del vero. Per la verità, dunque, sono persuaso che quel signor Max, ricercando legittimamente la sua felicitas (la sua fortuna, dal latino), non serva; non possa amplificare voci interiori richiamanti mitezza, rettitudine, pudore esistenziale e professionale.
Credete siano valori superati? Disvalori?

Può darsi, in questi tempi dove prevale l’arte dell’assalto nei confronti delle difficoltà relazionali; il mio parere è semplice, ma può restare quello di un buon padre di famiglia, almeno giuridicamente, valido.

Modestamente, suggerirei la (ri)lettura del Cantico dei Cantici, nell’Antico Testamento della Bibbia. Così, per confermare quel mio bigottismo retrogrado, patriarcale, e rassicurare chi si scomponesse nel sentirmi, ma anche perché penso vi si trovi tutto, proprio tutto dell’eros, della passione e dell’amore, non mercenario: quello forte, come la morte.

Massimo Crespi

200 studenti a Gallarate per Max Felicitas. «Noi discriminati. Libertà»

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