di Gian Franco Bottini
E’ appena spirato l’ “anno I° dell’era meloniana” ed è legittimo tirare una prima somma con il massimo dell’obiettività della quale saremo capaci e con un esito che non sarà logicamente condiviso da tutti ma speriamo dai molti.
Una prima valutazione ci sembra opportuna perché, dopo essere stata la prima donna Premier, Meloni pare ambire ad essere anche il primo Presidente del Consiglio eletto dalla gente. Bisognerà intervenire sulla Costituzione e la strada sarà lunga, ma se al momento opportuno Lei vorrà raggiungere l’ambito risultato, dovrà aver messo alle spalle qualche anno di un “onorato servizio” in grado di aver convinto non più solo i politici, suoi sodali, ma tutto il popolo italiano.
Innanzitutto, in questi 12 mesi, la buona Giorgia ci pare “maturata”. La tensione richiesta per restare in equilibrio ”sulla fune” di una coalizione con con più di una inadeguatezza , gli impegnativi contatti internazionali, i mal di testa di un Paese con il fiato corto o forse anche qualche delusione nella sua vita privata, l’hanno costretta a trovare quegli equilibri che oggi la fanno apparire una figura molto lontana dalla urlatrice che gridava ai 4 venti “sono Giorgia, sono donna, sono mamma …” per raccattare dei voti “do’cojo,cojo” Aggiungesse uno sforzo per un look più accattivante ( anche questo serve, ma eviti il consulente della Schlein!) potremmo certamente affermare che, in pochi mesi, Lei è riuscita a costruire la figura di un Premier autorevole e credibile, da tutti i punti di vista.
A molti sfugge che la Meloni sta operando con il duplice ruolo di Premier, in un momento di grandi difficoltà all’interno e all’esterno del Paese, e contemporaneamente di segretario politico del suo partito, esploso nelle sue dimensioni elettorali ma non certo nelle sue limitate strutture personali. Sicuramente è una grande lavoratrice che ha fatto della politica estera l’area di maggior soddisfazione, con il riconoscimento anche dei suoi avversari, almeno quelli di maggior obiettività. Si può affermare che l’europeismo del suo programma elettorale sia stato completamente rispettato.

Un po’ diverso per quanto riguarda la politica interna, vuoi per le innegabili e annose ristrettezze nel bilancio nazionale, vuoi per le caratteristiche della sua coalizione che le ha spesso messo sulla strada delle asperità. I suoi alleati, tutto considerato, sono risultati meno impegnativi del suo stesso partito. All’inizio il solito Salvini cercò spazio sgomitando, ma poi (probabilmente anche per difficoltà interne al suo partito) accortosi che la “ragazza” era tosta, pare essersi convinto che è già tanto cercar di fare bene il mestiere del Ministro e che, per fare il Premier, dovrà aspettare ancora un bel po’.
Diverse invece sono le situazioni in casa di Fratelli d’Italia. Il successo elettorale di dimensione enormemente più grande di quella che è stata la sua pluridecennale consistenza, ha creato alla Meloni il problema, per dirla chiaramente, di non avere, sia in termini di qualità che di numeri, adeguate forze personali da schierare. Se poi nemmeno la sua segreteria risulta in grado di filtrare le telefonate perniciose…
Le imbarazzanti situazioni create da personaggi in posizioni di governo (La Russa, Santanchè, Sgarbi, Donzelli), che sono ancora tutte aperte e che Lei non potrà liquidare con facilità, fanno comprendere che anche in questo campo, pur dimostrando freddezza e lucidità, la vita della Giorgia non è serena.
In questi giorni il Governo stà discutendo in Parlamento la legge di bilancio che, malgrado gli sforzi dialettici di Meloni e di Giorgetti, non risulterà certo un gran successo, soprattutto rammentando gli usuali roboanti bla-bla elettorali. Anzi, nello sforzo di esserlo, c’è il rischio che venga interpretata come strumentale a poter affermare che molte delle promesse sono state affrontate, quando invece molti degli interventi contenuti nella legge hanno le sembianze di “pannicelli caldi” che concretamente a poco servono. A nostro parere meglio sarebbe stato ridurre il numero degli interventi, dando a questi una consistenza economica utile ad una reale soluzione del problema rappresentato o perlomeno ad avvicinarla.
Ad un governo con una solida maggioranza e che non manca, ad ogni piè sospinto e spesso con una punta di arroganza, di dichiararsi sicura della propria durata quinquennale (Giorgia, impari da Draghi a volar basso!) ci si poteva aspettare il coraggio di un bilancio capace di affrontare le critiche, oltre che degli avversari, anche di qualche area di elettori che si sentisse dimenticata o forse “rinviata”. Ma le lezioni europee sono vicine e la Meloni, oltre che premier, si è sicuramente ricordata di essere segretaria di un partito!
Questi ultimi aspetti, nella valutazione del primo anno meloniano, hanno le stigmate dell’insufficienza anche se occorre ricordare che le difficoltà finanziarie del Paese vengono da lontano, mentre al vicino orizzonte si prospetta una valutazione del nostro debito, da parte di società di rating, che sta sicuramente lasciando con il fiato sospeso sia il Premier che il buon Giorgetti.
Concludendo. Facendo una media scolastica di quanto abbiamo succintamente detto, riteniamo che Giorgia Meloni, valutata unicamente per il suo operato da Primo Ministro, abbia ottenuto una buona sufficienza che la porti a meritare l’iscrizione automatica al secondo anno. Una nota “in calce” ricorda però che il diploma è ancora lontano e irto di molti esami impegnativi da superare.
