Meloni-Schlein, care nemiche

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Giorgia Meloni ed Elly Schlein

di Massimo Lodi

Ora il riconoscimento è ufficiale. Due donne, due schieramenti, due avversarie. L’intendance suivra: dovranno farsene una ragione, maggioranza e minoranza. Il duello è Meloni-Schlein, a motivo della reciproca utilità. L’intesa sul cessate il fuoco a Gaza va nello specifico d’una questione, la guerra. Ma va anche nel generico d’un tema, la politica.

La politica di casa Italia. A Meloni giova scegliere Schlein come interlocutrice unica per due principali motivi. 1) il pericolo maggiore sul versante rivale appare Conte, capace di sottrarre consensi populisti alla premier, dato il trasversalismo dei Cinquestelle. Dunque meglio indebolire lui, pur al prezzo di rafforzare la concorrente. Che populista non è. 2) il pericolo maggiore sul versante amico appare Salvini, e ben venga un testa a testa elettorale col più forte partito d’opposizione. Il voto di radical-destra, in un match strapersonalizzato che comprende sia le europee sia le amministrative, si orienterebbe a sostegno della presidente del Consiglio anziché del vice.

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Massimo Lodi

A Schlein giova scegliere Meloni per altrettanti due principali motivi. 1) Viene legittimata come leader degli antigovernativi, ciò che ne consolida una figura sinora dai contorni sfumati. Ne sortirebbe il recupero di favore dai simpatizzanti di partiti estranei al suo: badando al concreto, si persuaderanno a dare alla segretaria del Pd un voto utile. Perché darlo ad altri si rivelerebbe inutile. Possibile, infine, un recupero di quote d’astensionismo, specialmente qualora ES scendesse in campo da capolista per Strasburgo. 2) Viene rafforzata all’interno dei Dem, dove in tanti son pronti a chiederne la destituzione a elezioni finite male, cioè sotto la soglia del 20 per cento. Il fatto che Giorgia consacri Elly come l’antagonista, fa della seconda un primus indiscusso -almeno nei mesi a venire- dentro i suoi ranghi. Molti che tifavano affinché perdesse male, ora immagineranno il contrario: perderà bene. E questo le dovrebbe infondere coraggio nel cambiare il Pd come disse di voler fare e non ha ancora fatto.

La sintesi è riassumibile nella parola realpolitik. Scende sul pratico Meloni, idem Schlein. Nel caso in cui il faccia a faccia televisivo -ormai deciso, arbitro Bruno Vespa, Raiuno- confermasse la bontà dell’opzione per tutt’e due, andremo incontro a una semplificazione del dibattito politico. A destra si chiariranno, e basta lì, le idee su chi è egemone e chi ne deve accettare il ruolo; a sinistra saranno obbligati a un accordo che, sancita la parità di tutti gli aderenti, avrà un nome e un cognome di bandiera. La nostra confusa democrazia se ne avvantaggerebbe in vista del prosieguo di questa legislatura e della competizione per quella successiva. Non poco. Anzi, moltissimo.

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