BUSTO ARSIZIO – È stato uno dei pensatori più rappresentativi della cultura filosofica vittoriana, precursore di questioni e tendenze che si sarebbero sviluppate per tutto l’arco del Novecento. Henry Sidgwick, con il suo lavoro, ha «cercato una media via tra gli estremi: da una parte il liberalismo di Herbert Spencer, dall’altra le istanze socialiste di Thomas Hill Green». È proprio qui che, forse, si trova tutta la sua modernità: «nella ricerca di una mediazione» Lo spiega Chiara Leproni, educatrice all’istituto Verri di Busto Arsizio e autrice del libro “Metamorfosi della libertà. Henry Sidgwick nel dibattito filosofico tardo-vittoriano”.
La libertà politica
Nel suo volume (edito Vita e Pensiero), Leproni ricostruisce in modo critico il profilo biografico e i lineamenti speculativi di Sidgwick, senza mai dimenticare lo sfondo culturale e filosofico entro cui questi vanno a inserirsi. Nel percorso, assume particolare importanza l’indagine sul tema della libertà politica, della sua fondazione e delle modalità concrete di attuazione. Nello specifico, ciò che viene mostrato è «come la fedeltà al principio della non interferenza si coniughi con una pur cauta apertura a istanze egualitarie e riformatrici, orientate nella direzione di un più ampio ed effettivo godimento dei diritti di libertà», recita la sinossi del volume.
L’autrice
Classe 1976, laureata in Filosofia, Chiara Leproni ha conseguito il i dottorato di ricerca in Discipline filosofiche all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dopo aver ottenuto una borsa per attività di perfezionamento al Trinity College di Cambridge. Nella sua carriera, ha collaborato con la Cattolica di Milano e con l’Università di Pisa, prima di approdare come educatrice all’istituto Verri di Busto Arsizio, città dove vive da ormai vent’anni.
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