MILANO – Manca ormai pochissimo al ritorno di Luciano Ligabue a San Siro. Dopo il trionfo di venerdì scorso allo Stadio Olimpico di Roma, il rocker di Correggio si prepara a riaccendere la magia de “La Notte di Certe Notti”, il grande evento che sabato 20 giugno approderà nello stadio milanese dopo la tappa di Torino. Un appuntamento che celebra non solo una delle canzoni più amate della musica italiana, ma anche un percorso artistico lungo oltre trent’anni. Un legame speciale che Ligabue continua a vivere soprattutto dal palco, il luogo dove tutto è cominciato. Guarda l’intervista:
Certe notti a San Siro
«Fare i concerti è la molla che mi ha portato fino qua, quella che ha scatenato tutto», racconta il cantautore. «Quando mi sono reso conto che non solo potevo farlo, ma che avevo anche il talento per poterlo fare, ho capito che era quello che volevo nella vita. Era il mio primo concerto, avevo 27 anni. Da allora, ogni volta che posso salire sul palco, godo».
Al centro della festa ci sarà naturalmente “Certe notti”, il brano diventato negli anni un autentico inno generazionale. Eppure, all’inizio, nemmeno Ligabue immaginava un destino simile. «Quando ascoltammo i pezzi con la casa discografica per scegliere il primo singolo di “Buon compleanno Elvis”, tutti dissero subito “Certe notti”. Io rimasi sorpreso, perché fino a quel momento avevo sempre pubblicato brani più energici come primi singoli. Tutto quello che questa canzone ha prodotto nella mia vita è sotto gli occhi di tutti: le sarò grato per sempre».
I Tre Moschettieri
Sul palco, insieme a lui, saliranno tutti i chitarristi che hanno segnato le diverse epoche della sua carriera: Fede Poggipollini, Max Cottafavi, Mel Previte e Niccolò Bossini, oltre a Luciano Luisi alle tastiere, Davide Pezzin al basso e Lenny Ligabue alla batteria.
Una formazione che per il rocker emiliano ha anche un forte valore affettivo. «Ho sempre vissuto il palco con lo spirito dei Tre Moschettieri: tutti per uno, uno per tutti. Recuperare musicisti che hanno suonato con me in epoche diverse mi emoziona sempre. Ognuno ha un suono riconoscibile e per questo abbiamo deciso di utilizzare tutta la tavolozza possibile».
Il figlio Lenny
L’emozione cresce ulteriormente quando parla del figlio Lenny. «È talmente bravo che ci ha messo tutti in riga. Di solito è il padre che sostiene il figlio, in questo caso è il figlio che sostiene il padre. La batteria tiene in piedi tutto e potete immaginare quanto questo renda speciale ogni concerto».Davanti a lui, intanto, un pubblico che continua a rinnovarsi senza perdere i fedelissimi della prima ora. «Quelli delle prime file li ho visti cambiare nel tempo. Con gli anni magari si cerca più la seggiolina che la transenna. Però ci sono anche quelli che trovo sempre lì, tenacissimi. Mi danno una carica incredibile. Credo che dovremmo assumerli, fare qualcosa per loro».
Dopo Torino e Milano, la festa proseguirà in autunno con quindici date uniche in quindici città italiane, dal 22 settembre all’Arena di Verona fino al gran finale del 24 ottobre all’Unipol Dome.
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