MILANO – Un viaggio tra pittura, scultura, installazioni e opere digitali. Veneri classiche incontrano corpi sintetici, l’umano sfida l’artificiale, il passato si scontra con il futuro. Tutto questo e molto di più è “Artificial Beauty”, la prima grande mostra istituzionale di Andrea Crespi, allestita fino al 25 gennaio alla Fabbrica del Vapore di Milano.
La mostra
Non smette più di stupire l’artista classe 1992 che, partendo da Cavaria con Premezzo e Gallarate, in pochi anni di attività ha già esposto alla Triennale di Milano, al CAFA Art Museum di Pechino, a Times Square a New York e ad Art Dubai. Questa volta Milano lo accoglie con una esposizione che punta a ridefinire, con linguaggi ibridi e visioni stratificate, il rapporto tra arte, tecnologia e società. Il punto di partenza è il concetto di bellezza, osservato oggi nella sua trasformazione più radicale: non più armonia delle forme, ma territorio di sperimentazione e campo di tensione continua tra fisico e digitale, umano e macchina, emozione e algoritmo.
L’opening
Tantissime le persone arrivate ieri a Milano per l’opening. Tra gli ospiti anche il sindaco di Gallarate Andrea Cassani e l’assessore alla Cultura Claudia Mazzetti (nella foto in basso), con cui collaborano da anni nella cornice del museo Maga. In mostra fino al 25 gennaio, “Artificial Beauty” (a cura di Alisia Viola e Sandie Zanini) esplora l’estetica contemporanea nella sua duplice natura, umana e artificiale, intrecciando una riflessione sulle molteplici declinazioni del bello in un dialogo profondo e continuo tra passato e presente, tradizione e innovazione, arte e tecnologia. Il percorso espositivo accompagna il visitatore in un viaggio interdisciplinare che invita a interrogarsi sui quesiti cardine della società attuale: in che misura la tecnologia sta plasmando e ridefinendo le trame della nostra esistenza? Come si trasforma il concetto di identità e di bellezza in un mondo in cui il digitale si è integrato nelle nostre vite quasi come un’estensione biologica? Concepita come una finestra aperta sull’evoluzione culturale del nostro tempo, l’esposizione si propone di stimolare un dialogo poliedrico, esortando lo spettatore a esplorare il presente attraverso prospettive inedite e a delineare visioni possibili per il futuro. Artificial Beauty è al tempo stesso un invito alla contemplazione e alla rivalutazione della nostra essenza; una ricerca di una nuova bellezza, sospesa tra visibile e invisibile, reale e virtuale, tra l’origine dell’uomo e la sua trasformazione nell’era digitale.

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