Milano regge la prova del sabato: scoperta la “mente” del Movimento 17 ottobre

milano manifestazione indagini
Milano "sorvegliata speciale" da militari e forze dell'ordine
MILANO – L’individuazione in Questura dell’ideatore del “Movimento 17 ottobre”, accusato di aver orchestrato sul web le adunate della rabbia giovanile, ha segnato la svolta prima che la protesta potesse nuovamente degenerare. Nella giornata di sabato 24 ottobre, il centro di Milano ha retto alla prova dell’ordine pubblico: nessun disordine e nessun contatto violento nelle vie dello shopping, grazie all’imponente dispositivo di prevenzione e blindatura che ha visto schierati oltre millequattrocento uomini tra forze dell’ordine e i paracadutisti della Brigata Folgore.
A dare una sterzata decisiva alle indagini è stato l’interrogatorio in via Fatebenefratelli del 30enne Youssef Siher, attivista e giornalista freelance di origini marocchine, iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Milano per istigazione a delinquere aggravata con l’accusa di aver creato e gestito la pagina Instagram del movimento che ha rivendicato i recenti saccheggi.

Il cambio di rotta del corteo e la gestione della piazza

Nonostante il fermo della presunta mente e le oltre centocinquanta perquisizioni scattate all’alba in tutta la Lombardia, alcune centinaia di manifestanti si sono comunque radunati nel pomeriggio nel capoluogo. La potenziale carica di tensione è stata tuttavia disinnescata dalla costante attività di sbarramento e mediazione della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri. Anziché puntare verso piazza Duomo e le arterie commerciali di corso Vittorio Emanuele, la folla, scortata a vista lungo tutto il tragitto, è stata incanalata senza incidenti verso piazza Santo Spirito, dove il presidio si è svolto in un clima controllato e senza che si registrassero atti vandalici o scontri con i reparti in tenuta anti-sommossa.

Blitz in 20 città: caccia alle chat e al materiale da blitz

L’operazione che ha portato al rintraccio di Siher s’inserisce in un’ampia offensiva giudiziaria estesa a tutto il territorio regionale e nazionale. L’analisi dei cellulari sequestrati ai giovanissimi arrestati lo scorso fine settimana ha fatto emergere una fitta rete di messaggistica criptata impiegata per coordinare i blitz, procurarsi materiale pirotecnico e pianificare nuovi assalti. Le perquisizioni della Polizia di Stato e della Digos hanno passato al setaccio le abitazioni di oltre cento sospetti (tra cui 51 minorenni) tra Milano, Monza, Como,Bergamo, Brescia e Bari, consentendo il sequestro preventivo di telefoni, passamontagna e arnesi atti ad offendere prima che potessero essere portati in piazza.

La blindatura con la Folgore e i filtri nelle stazioni

Sul piano della sicurezza urbana, il piano predisposto dal Viminale e dalla Prefettura ha funzionato da deterrente. Fin dalle prime ore del mattino i 500 paracadutisti della Folgore schierati per l’operazione Strade Sicure hanno piantonato gli obiettivi sensibili e le vie del centro, affiancati dal sorvolo dei droni militari per il monitoraggio tattico dall’alto. In parallelo, la prevenzione ha agito su scala regionale con filtri di controllo capillari gestiti dalla Polfer e dai Carabinieri nelle stazioni ferroviarie di Monza, Como, Varese e Lecco: decine di giovanissimi sprovvisti di biglietto o trovati con materiale a rischio sono stati bloccati direttamente sui binari prima di potersi imbarcare sui treni diretti a Milano.
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