Isaac Del Toro non segue il calcio e tantomeno è un tifoso, ma appena scopre la storia dietro la leggenda di Superga inizia a fare domande, vuole sapere i particolari, ne è stato colpito, in pieno. «Ora capisco perché è così importante questo luogo, rende questa vittoria ancora più speciale» dice con un filo di voce prima di iniziare a raccontare della sua emozione. «E’ difficile dire come mi sento, è stato tutto bellissimo, sono troppo felice. La squadra è stata con me, Adam Yates e Alessandro Covi si sono spesi tanto per aiutarmi, non è una cosa che succede tutti i giorni, è un onore, soprattutto finalizzare il loro lavoro, ma credo che oltre alla vittoria oggi ho imparato molto, è come un sogno grande che mi porterò sempre nel cuore.»
In zona partenza il nome del messicano era uno dei più quotati in fatto di pronostici, lo stesso Richard Carapaz ci aveva detto che sarebbe stato uno dei clienti più pericolosi e di fare attenzione a lui e al team Uae che, a conti fatti, ha lavorato praticamente alla perfezione. «Il ipiano era di fare la corsa dura, io mi sentivo bene, ero veramente determinato, è una sensazione bella e strana, perché non è una cosa scontata svegliarsi con questa sicurezza. Inoltre un conto è avere l’idea, un altro è riuscirci, ma oggi tutti stavamo bene, in primis i miei compagni e ci abbiamo provato. Nel finale mi sono ritrovato con Johannessen e Tulett, uno è più esplosivo mentre l’altro ha una tenuta maggiore, ho capito che se volevo batterli l’unico modo era anticiparli» ha proseguito del Toro che ha ringraziato ad uno ad uno i suoi compagni di squadra che considera come degli amici, ma anche dei fratelli.
Sentire parlare questo ragazzo fortissimo ma di soli ventuno anni è qualcosa di speciale, le sue parole sono tutte rivolte verso le persone che l’hanno accolto in Italia quando aveva 16 anni e poi l’hanno fatto diventare l’atleta che è oggi. E’ la prima corsa tra i prof che vince nella Penisola ed è proprio per questo che ha un sapore ancora più magico e ha voluto concludere con un inchino fatto proprio sotto il traguardo e rivolto a tutti, da Superga al resto del mondo. «Volevo ringraziare tutti i tifosi e gli appassionati di ciclismo che mi accolgono e mi vogliono bene. Vengo da un paese molto lontano ed è incredibile vedere così tanta gente in strada ad applaudirmi, a tifare per me anche se non sono italiano, o spagnolo o francese. Credo che la magia del ciclismo stia proprio nella capacità di arrivare ovunque, di far appassionare, di unire, non è una cosa scontata soprattutto per me che vengo così da lontano. Vedere tutto questo mi ricorda ancora una volta perché amo in bici, desidero imparare tanto e divertirmi» dice del Toro che ribadendo l’amore considerato che nutre per la bici e che per certi versi ricorda quello di Tadej Pogacar che fa di ogni corsa un divertimento. «Tadej è un ragazzo speciale, è un amico e grazie a lui sto imparando davvero tanto. È un atleta incredibile, in ogni gara riesce a prendersi tutte le responsabilità e a consegnarci una tranquillità tale da permetterci di affrontare ogni corsa nel migliore del modi. In questo momento insieme ad Ayuso rappresenta il corridore più forte al Mondo, ha una gamba incredibile e per me è un onore lavorare per loro».
E a proposito di lavoro… per Del Toro alla Milano Sanremo ce ne sarà da fare tanto in favore del suo capitano, ma se la gamba è quella vista oggi sulla salita di Superga possiamo dire con certezza che il campione del mondo avrà una carta veramente importante da mettere in campo.
Articolo a cura di Tuttobiciweb.it
