Mondiali, la resurrezione di Tadej Pogacar l’invincibile

mondale ciclismo commento

Tadej Pogacar torna a essere fenomeno e a Kigali, in Ruanda, si conferma campione del mondo. La sua galoppata in solitario per 66 chilometri, e su un percorso massacrante, è un capolavoro. L’impresa è unica, Tadej seppure capace di attacchi da una distanza impensabile mai aveva vinto una grande corsa con così tanti chilometri da solo. Lo scorso anno al Mondiale, per esempio, i chilometri sin solitario furono “solo” 51,7. La sua, dopo la batosta stordente presa una settimana fa nella prova a cronometro, è una risurrezione. 

Certo, interessante sarebbe vedere i valori reali di potenza che lo sloveno ha espresso per compiere questa impresa. Con questi dati, infatti, si potrebbero forse scoprire nuovi limiti umani per gli sport di endurance. Inoltre, si eviterebbero polemiche – immancabili in questo sport – su come è stata ottenuta la prestazione. Pogacar ha dominato una corsa di 267,5 km e 6.060 metri di dislivello a oltre 42 di media. Al momento, e fino a prova contraria, non si può fare altro che alzarsi in piedi e applaudirlo.   

A stordire Pogacar nella gara contro il tempo era stato Remco Evenepoel, oggi medaglia d’argento. Il belga, a lungo tempo ammutolito e con le lacrime agli occhi dalla rabbia dopo il traguardo, ha pagato anche (ma non è detto che sia questo che lo ha fatto perdere) un problema meccanico. Prima del monte Kigali ha rotto la sella, ha cambiato bici ma la bici di scorta non era regolata bene e ha dovuto fermarsi di nuovo per un ulteriore cambio. Doppio cambio che gli è costato circa un minuto. Nel frattempo, in attesa cioè che l’ammiraglia gli portasse la seconda bici, con il piede sinistro ha tirato un bel calcio all’aria. Ricordi di quando era un calciatore dell’Anderlecht e capitano del Belgio Under 15. Remco nei giorni scorsi, dopo il Mondiale juniores vinto dall’azzurro Lorenzo Finn, aveva detto: “Dà l’idea di essere un ragazzo brillante, intelligente, non mi sembra il tipico italiano. Ha il papà inglese? Magari questa cosa gli fa bene”. Una frase dettata dalla stupidità e dalla sua smisurata superbia. Magari, invece, a lui potrebbe fare bene avere vicino un bravo meccanico italiano, invece che il cugino belga: i nostri non commettono errori così grossolani. 

Ah già, gli italiani. Lo sapevamo dalla vigilia che per questo Mondiale non c’era trippa per i gatti. Giulio Ciccone ha chiuso al 6° posto con un distacco di quasi 7 minuti. Bagioli e Garofoli a oltre 10. Frigo, Masnada, Cattaneo, Sobrero e Fortunato si sono ritirati. Fare polemica perché non è stato convocato Bettiol non ha senso. Sono chiacchiere da bar. Con il toscano, abbastanza brillante in Canada, non sarebbe cambiato nulla. Il punto è che su questo percorso l’Italia oggi non ha otto corridori credibili da poter schierare. 

ciclismo mondiale commento – MALPENSA24

 

Visited 384 times, 1 visit(s) today