di Gian Franco Bottini
Un ultraottantenne spinto in un canale da un gruppo di ragazzi annoiati in cerca di un diversivo; un’anziana signora tedesca guida per 50 km in autostrada contromano; una donna di 85 anni sequestrata per oltre quattro mesi nella propria abitazione per un ascensore guasto bloccato da un impiccio amministrativodel Comune proprietario dell’immobile; una signora novantenne scippata e strattonata in metropolitana da una banda giovanile.
Potremmo continuare a lungo con notizie di questo tenore che hanno visto coinvolte recentemente persone anziane; notizie che hanno tenuto banco nella caldissima estate, insieme ai soliti pettegolezzi da spiaggia e al calcio-mercato, capaci da soli di sottrarre spazio informativo persino ai quasi quotidiani femminicidi (Vannacci permettendo la definizione) e alla ciarlatana politica estiva.
Ma l’estate è anche la stagione nella quale le piattaforme televisive rispolverano vecchi film d’autore e quest’anno è stata la volta anche del capolavoro dei fratelli Coen “Non è un Paese per vecchi” La storia è quella di un vecchio sceriffo che, pur pensionato, continua a lottare per quei valori che hanno improntato la sua vita da uomo di giustizia, trovandosi di fronte al nuovo che avanza inarrestabile, con sempre per nuove situazioni sociali, generazionali, etniche, politiche, comportamentali etc.
Le delusioni per il brav’uomo saranno cocenti e lo porteranno sconsolatamente a dubitare che il male esisterà sempre e prevarrà malgrado gli sforzi di chi, come lui, cercando di mantenere la sua comunità ancorata a quello che lui ha sempre ritenuto essere “il bene comune”, si sentirà un superato se non addirittura un impaccio.
La trama del film di per se è piuttosto facilotta, anche se, (ricordando che il lontano 2005 è l’anno di scrittura del testo originario ) evidenzia problemi di assoluta attualità, ma i molti Oscar guadagnati dal film saranno sicuramente stati motivati, più che dall’originalità della storia, dal suo indubbio valore in quanto prodotto cinematografico.
Particolare ed inaspettata è invece l’assenza di quell’ usuale e prevedibile finale all’americana dove il “bene a stelle e strisce” trionfa sempre sul male degli altri, cosa che lascia gli spettatori un po’perplessi e con molti interrogativi in sospeso. Esattamente come succede a molti di noi nella vita reale di oggigiorno, di fronte alle sconvolgenti notizie di guerre, violenze, arroganze, soprusi di vario genere.
I problemi rappresentati nel film (l’immigrazione, le bande giovanili, il denaro a prevalere su qualsiasi altro valore, i disagi fisici e mentali dell’età avanzata e altri ancora ) sono, a distanza di più di due decenni, di una attualità talmente sorprendente da creare il dubbio della loro ineludibile normalità. La mancanza, poi, di un finale della storia, inevitabilmente suggerisce allo spettatore di creare, con la propria fantasia, le conclusioni alle quali avrebbe potuto arrivare il vecchio e confuso sceriffo.
Anche noi ci abbiamo provato riuscendo unicamente ad arrivare al risultato di completare l’assertivo titolo del film con un punto interrogativo finale.
Nel tentativo di dare noi stessi una risposta alla domanda che sta nel titolo siamo ricorsi alla statistica, sottolineando in primis che, pur nella analogia delle problematiche, il Paese al quale si riferiva la storia dei fratelli Coen era una entità prevalentemente definita da confini geografici (una America non ancora completamente federata), oggi invece il Paese al quale dobbiamo riferirci va definito soprattutto per confini politico-culturali. Grossolanamente il nostro Paese è il cosi detto Occidente e, per quanto ci riguarda più da vicino, è l’Europa.
Dal punto di vista demografico, facciamo riferimento ai dati Istat la cui credibilità dovrebbe essere garantita dall’utilizzo costante che ne fa la premier Meloni, per supportare le sue dichiarazioni sui successi economici del suo governo; successi che non sempre la gente riesce a vedere “ad occhio nudo”..
Da Istat quindi apprendiamo del costante calo delle nascite e dell’altro costante contemporaneo aumento dell’età media attesa della popolazione per i prossimi anni. Che lo si voglia o meno tutto l’Occidente, con la nostra Italia in prima fila, soffre e soffrirà ancora per molto per l’inverno demografico in atto, con l’incapacità di garantire un equilibrato cambio generazionale senza far ricorso al contributo dell’immigrazione.
Ebbene si! Malgrado la loro buona volontà ed italica virilità, i vari Vannacci, Salvini e compagnia, da soli non ce la faranno a risolvere il problema. Basterebbe quest’ultima affermazione per far comprendere come la domanda che ci stiamo ponendo, oltre che economico e finanziario, ha un elevato portato sociale e conseguentemente politico (pensioni, sanità, assistenze, casa, scuola, famiglia, posti di lavoro, livello retributivo, etc etc.)
Dato quindi per indiscutibile che il nostro Paese, nella sua dimensione allargata di Occidente, sarà un Paese di vecchi, ci è parso opportuno l’interrogativo da noi apposto al titolo del film in questione, non fosse altro per lasciare aperto uno spazio alla speranza di una risposta affermativa che arrivi dalla politica, la quale dimostrando almeno la stessa passione messa in campo per una legge elettorale (che in fin dei conti serve solo alla propria sopravvivenza), possa dimostrare di sapersi preoccupare di quelle problematiche, solo in parte suaccennate, all’orizzonte per tutti i cittadini e non solo per quelli preoccupati di salvarsi la cadrega.
Ma anche i vecchi di oggi e soprattutto quelli che lo saranno domani dovranno fare la propria parte, particolarmente nei momenti decisionali nei quali essi possono tangibilmente influire (p.e. quelli elettorali) , per garantire al Paese un assetto democratico, con quella visione di rispetto della persona e della vita umana senza la quale molti argomenti fra quelli citati risulterebbero assai complicati da affrontare. E questo loro lo potranno fare mettendo a disposizione i loro ricordi del passato, personali (certamente purtroppo vale oramai per pochi) o riportati dai propri predecessori, riguardanti quei tempi non felici nei quali tale assetto democratico era negato.
Ma i venti di autoritarismo che spirano in Occidente (Italia, Europa ed America comprese) non sembrano però andare nella giusta direzione. Pare anzi che quella memoria, diretta o riportata, che abbiamo evocato, si sia sensibilmente accorciata lasciando spazio ad antiche nostalgie. Se dovessimo tiare delle conclusioni quindi, ci sentiremmo di dire che l’unica certezza è che il Paese sicuramente sarà di vecchi, più di un dubbio invece che ci siano le basi perché possa facilmente divenire anche un Paese per vecchi.
bottini paese vecchi – MALPENSA24
