NOVARA – Agricoltura, danni del maltempo e ristori restano al centro del confronto in provincia di Novara. La Regione ha completato l’iter per individuare le aree colpite dalla grandine del 7 agosto, ma per le aziende vitivinicole il percorso verso gli eventuali indennizzi è ancora tutt’altro che concluso. Sul fronte della siccità, invece, resta aperto il nodo AgriCat, lo strumento indicato per le richieste di sostegno e contestato dalle organizzazioni agricole.
La situazione è stata affrontata durante una seduta della commissione provinciale dedicata agli effetti degli eventi meteorologici dell’estate. Al termine dell’incontro, però, sulle tempistiche e sull’entità dei ristori non sono emerse certezze.
Grandine, ora si attende il via libera per le colture
Il riconoscimento delle aree interessate dalla violenta grandinata rappresenta un primo passo, ma non consente ancora alle aziende di contare sugli indennizzi.
Il percorso individuato passa infatti dal decreto legislativo 102 del 2004 e dal Fondo di solidarietà nazionale. Perché possano essere comprese anche le perdite relative alle produzioni agricole, serve però una specifica deroga da parte del Governo.
È soprattutto questo il punto che preoccupa i viticoltori dell’Alto Novarese, dove la grandine ha compromesso una parte significativa della produzione.
Il presidente della Provincia, Marco Caccia, ha spiegato che la documentazione è stata raccolta e che ora si attende un pronunciamento del Ministero sulla possibilità di estendere gli interventi anche alle colture danneggiate.
Siccità, il nodo resta AgriCat
Diversa la procedura individuata per i danni provocati dalla siccità, che ha interessato soprattutto la fascia centrale della provincia. In questo caso il riferimento è AgriCat, il fondo destinato alla gestione dei rischi in agricoltura.
Ma proprio il funzionamento dello strumento è finito al centro delle critiche delle associazioni di categoria. Le procedure per presentare le domande sono state prorogate e, secondo quanto emerso durante la commissione, permangono difficoltà operative.
Da Confagricoltura è arrivata una valutazione molto critica sull’effettiva utilizzabilità del sistema. Anche Cia ha evidenziato il rischio che le risorse disponibili non siano sufficienti a coprire una situazione che non riguarda soltanto il territorio novarese, ma una parte consistente dell’agricoltura italiana.
Coldiretti, invece, ha indicato nel decreto 102 il percorso da seguire per la grandine, mentre per la siccità ha chiesto di valutare una procedura analoga a quella utilizzata nel 2022.
Paladini: «Non è il momento delle divisioni»
Nel corso della commissione, la consigliera provinciale Sara Paladini ha riconosciuto il lavoro svolto da Provincia, Comuni e associazioni, ma ha sottolineato che il via libera alla procedura non significa che il problema dei ristori sia stato risolto. Nel suo intervento ha richiamato anche la confusione generata dalle indicazioni arrivate nelle scorse settimane sulle modalità per ottenere gli aiuti, ricordando in particolare le diverse posizioni espresse sul ricorso ad AgriCat e sulla procedura prevista dalla legge 102.
Paladini ha quindi sollecitato un maggiore coinvolgimento dei vertici istituzionali. A suo giudizio, occasioni come la presenza del ministro dell’Agricoltura a Vercelli o del presidente della Regione Alberto Cirio a Ghemme avrebbero potuto essere utilizzate per mostrare direttamente la situazione dei vigneti colpiti. «Roma è lontana: non dobbiamo perderci negli ingranaggi», è stato il senso del suo intervento.
La consigliera ha inoltre evidenziato che le conseguenze della grandine potrebbero andare oltre la vendemmia persa quest’anno. Il caldo ha favorito la formazione di nuovi grappoli sulle piante, ma resta da capire se i vigneti danneggiati saranno in grado di garantire una produzione regolare nella prossima stagione. Da qui l’appello a mantenere un fronte comune tra istituzioni e associazioni agricole: «Non è il momento delle divisioni», ha ribadito Paladini.
Le associazioni: «Servono strumenti più semplici»
Il tema sollevato dalle organizzazioni agricole non riguarda soltanto l’ammontare delle risorse, ma anche la complessità delle procedure per ottenere gli aiuti.
Le critiche ad AgriCat riguardano in particolare i meccanismi di accesso, le modalità di calcolo degli indennizzi e le franchigie. Il timore espresso dalle associazioni è che, a fronte di danni rilevanti, alcune aziende possano ricevere un sostegno limitato oppure restare escluse.
A pesare sulla situazione delle imprese agricole ci sono inoltre l’aumento dei costi energetici e del carburante, che rende ancora più delicata la fase attraversata dal comparto.
I danni potrebbero pesare anche sulla prossima stagione
Durante il confronto è stato sottolineato che le conseguenze della grandine potrebbero non esaurirsi con la perdita della vendemmia 2026. I danni subiti dalle piante potrebbero infatti avere ripercussioni anche sulla capacità produttiva delle prossime stagioni. Per questo le organizzazioni agricole chiedono alle istituzioni regionali e nazionali di accelerare il confronto e individuare strumenti concreti.
Dalla vigna alle case: «Servono aiuti anche per chi è rimasto fuori»
Nel corso della commissione è emerso anche un altro aspetto dell’emergenza. La grandinata ha provocato conseguenze non soltanto nei vigneti e nei campi, ma anche a edifici, attività economiche e abitazioni.
Il sindaco di Sizzano, Celsino Ponti, ha ricordato i problemi registrati nelle ore immediatamente successive all’evento, sottolineando come tra le persone colpite ci siano anche piccoli imprenditori e famiglie che hanno subito danni alle abitazioni e che non rientrano necessariamente nei canali di sostegno destinati all’agricoltura.
Da qui la proposta di valutare anche il possibile coinvolgimento del sistema bancario attraverso strumenti di supporto per imprese e cittadini.
La richiesta: un fronte comune
Il consigliere provinciale con delega all’Agricoltura, Giuseppe Maio, ha richiamato la necessità di mantenere un coordinamento tra istituzioni e organizzazioni agricole. Il confronto su AgriCat e sui meccanismi di sostegno potrebbe quindi proseguire nelle prossime settimane. Anche secondo Maio, se lo strumento non dovesse rivelarsi adeguato, la questione dovrebbe uscire dal solo piano tecnico per diventare un tema da affrontare sul piano politico. Sullo sfondo resta inoltre la necessità di ragionare sull’adattamento dell’agricoltura ai cambiamenti climatici.
Per ora, il quadro resta sospeso: per la grandine manca ancora il passaggio necessario per intervenire sulle produzioni agricole, mentre per la siccità resta da verificare se l’attuale sistema di sostegno riuscirà a rispondere alle richieste delle aziende.
