Omicidio di Ornavasso: il PM chiede 22 anni per Edoardo Borghini

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La viIletta di Ornavasso teatro della tragedia familiare

NOVARA – Ventidue anni di reclusione. È questa la pena chiesta dal sostituto procuratore di Verbania, Laura Carrera, nei confronti di Edoardo Borghini, l’ex operaio di 64 anni che il 19 gennaio 2025 uccise il figlio Nicolò con un colpo di fucile nella loro abitazione di Ornavasso.

La richiesta è giunta questa mattina, mercoledì 18 febbraio,  al termine di una requisitoria durata oltre due ore davanti alla Corte d’Assise di Novara. Il pubblico ministero ha chiesto l’equivalenza tra le attenuanti generiche e l’aggravante del legame di parentela (che di norma comporterebbe l’ergastolo). Secondo l’accusa, tuttavia, non sussistono i presupposti né per la provocazione né per la legittima difesa.

La tragedia tra le mura di casa

La ricostruzione della Procura delinea i contorni di una “serata di terrore” culminata nel sangue. Tutto sarebbe nato da una lite banale: Nicolò, rientrando a casa, avrebbe trovato la porta del garage chiusa. Un dettaglio che avrebbe scatenato l’ira del giovane, il quale avrebbe aggredito fisicamente i genitori. In quel frangente, Borghini avrebbe imbracciato un fucile a canne sovrapposte, regolarmente detenuto, facendo fuoco contro il figlio nel corridoio dell’abitazione.

La tesi della difesa

Di segno opposto la linea dell’avvocato difensore Gabriele Pipicelli, che ha chiesto l’assoluzione del suo assistito invocando la legittima difesa. In subordine, il legale ha sollecitato la derubricazione del reato in eccesso colposo di legittima difesa, sostenendo che la reazione dell’uomo sia stata dettata dalla necessità di proteggere se stesso e la moglie dalla furia del figlio. Una tesi sostenuta dal fatto che già in precedenza Nicolò aveva avuto comportamenti violenti in casa, portando i genitori all’esasperazione.

Il dolore dell’imputato: «Chiedo perdono a mio figlio»

Nel corso dell’udienza, Edoardo Borghini ha rilasciato dichiarazioni spontanee segnate dal rimorso: «Vorrei chiedere perdono a mio figlio. Quella sera ho agito per difesa, non per uccidere. Darei la mia vita per riaverlo, porterò questo senso di colpa per sempre».

L’uomo ha poi rivolto un pensiero alla moglie, chiedendo scusa per il dolore causato e per l’impossibilità di continuare a prendersi cura del nucleo familiare, di cui fa parte una sorella disabile che da anni vive con i Borghini.

Il processo è stato aggiornato alla prossima udienza, che sarà dedicata alle repliche delle parti prima della sentenza definitiva.

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