Piscine: a Novara scatta l’ordinanza “anti-mutanda”. Tutti i rischi di una norma necessaria

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La nuova ordinanza del comune, tecnicamente ineccepibile, rischia di innescare le solite polemiche

NOVARA – Sembrava un principio di elementare buona educazione, di quelli che nessuno aveva mai sentito il bisogno di mettere nero su bianco.

E invece, per fare il bagno nelle vasche pubbliche della città, d’ora in poi non basterà più affidarsi al buonsenso: servirà seguire alla lettera le nuove regole del Comune, pena una multa salata che va da 50 a 500 euro.

Niente più tuffi con addosso magliette, pantaloni di lana o jeans, e addio all’abitudine di presentarsi a bordo vasca sfoggiando pigiami, vestaglie o la classica biancheria intima da passeggio.

La svolta arriva direttamente dal sindaco Alessandro Canelli, che ha firmato un’ordinanza contingibile e urgente per disciplinare l’abbigliamento idoneo negli impianti natatori comunali.

Regole chiare e tessuti tecnici

Affisso ed entrato immediatamente in vigore nelle strutture cittadine, il provvedimento parla chiaro: nelle vasche si entra solo con indumenti specificamente progettati e commercializzati per la balneazione. Via libera a tessuti tecnici e non assorbenti come lycra, elastan, poliestere, nylon e neoprene. Tutto il resto resta fuori dai cancelli.

Un intervento resosi necessario per far fronte a una prassi sempre più diffusa: dalle segnalazioni di persone che fanno il bagno completamente vestite, alla radicata quanto poco igienica abitudine – riscontrata quotidianamente dai gestori – di indossare le mutande sotto il costume.

Fino ad oggi, d’altronde, l’unica prescrizione formale negli impianti era l’obbligo della cuffia, lasciando un vuoto normativo che il Comune ha deciso di colmare in attesa del regolamento definitivo atteso in Consiglio dopo la pausa estiva.

Il confine sottile: igiene o misura anti-stranieri?

La miccia che ha fatto esplodere il caso, in realtà, è stata accesa sui social nei giorni scorsi dopo la segnalazione di un presunto episodio alla piscina Solferino, poi smentito dal gestore. Sulla rete si è subito scatenata la solita pioggia di commenti, molti dei quali dai toni apertamente xenofobi, mirati a bersagliare chi entra in acqua vestito per motivi culturali o religiosi.

Ed è proprio qui che la norma si muove su un crinale scivolosissimo.

Da un lato le motivazioni tecniche dell’amministrazione appaiono inattaccabili – i tessuti ordinari rilasciano residui contaminanti e, una volta zavorrati dall’acqua, limitano i movimenti aumentando i rischi di annegamento.

Dall’altro il rischio che l’ordinanza venga percepita o strumentalizzata come un provvedimento “anti-stranieri” è dietro l’angolo. Tra le righe di una disposizione nata per tutelare filtri e igiene, serpeggia infatti il dubbio che il recinto dei “tessuti tecnici” finisca per diventare un filtro sociale, trasformando un’ordinanza di igiene pubblica in un’arma di esclusione per chi si tuffa con indumenti coprenti per ragioni culturali.

Il Comune spinge per l’inclusione attraverso il rispetto delle regole comuni, ma l’impatto reale si misurerà a bordo vasca: il confine tra far rispettare l’igiene e far percepire una discriminazione rischia di essere sottile come un costume da bagno.

Le voci del Comune

A fugare ogni dubbio sull’intento formale della misura è lo stesso primo cittadino. «Con questa ordinanza – dichiara il Sindaco di Novara Alessandro Canelli – interveniamo per garantire standard ancora più elevati di sicurezza e igiene nelle nostre piscine comunali, soprattutto nel periodo estivo, quando gli impianti registrano il massimo afflusso di utenti».

«Una scelta di responsabilità che mette al centro la salute delle persone. Entrare in acqua con indumenti che si usano per andare in giro non è rispettoso degli altri, innanzitutto, e può anche compromettere la qualità dell’acqua e il corretto funzionamento degli impianti a discapito di tutti gli utenti».

Sulla stessa lunghezza d’onda l’assessorato allo Sport: «L’Amministrazione comunale – aggiunge l’assessore allo Sport Elisabetta Franzoni – conferma la volontà di continuare a lavorare in piena sinergia con il concessionario per assicurare ai cittadini impianti sempre più efficienti, sicuri e rispettosi degli standard igienico-sanitari previsti dalla normativa, anche alla luce degli ultimi recenti tragici fatti che si sono verificati nel nostro Paese».

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